4 novembre, il Vescovo Parisi: «La fraternità è l’alternativa alla logica del riarmo»
Nel corso delle celebrazioni del 4 Novembre, il vescovo invita istituzioni civili, militari e religiose a costruire una pace duratura attraverso il lavoro, la conoscenza e il rispetto reciproco
LAMEZIA TERME - Non sono le armi a garantire un futuro di sicurezza, ma la capacità di riconoscere nell'altro un fratello. È il messaggio lanciato da monsignor Serafino Parisi, vescovo di Lamezia Terme e vicepresidente della Conferenza episcopale calabra, in occasione delle iniziative per la Giornata dell'Unità nazionale e delle Forze armate del 4 novembre.
Nel suo intervento, il presule ha proposto una riflessione sul significato della pace in un contesto internazionale segnato da conflitti e tensioni. Una posizione che mette al centro la fraternità come alternativa alla corsa agli armamenti e come responsabilità condivisa dell'intera società.
Parisi ha chiamato in causa le istituzioni civili, militari e religiose, sottolineando la necessità di ripensare il modo di guardare al mondo. Per farlo, ha suggerito di assumere il punto di vista dei bambini e delle persone più fragili, capace di riportare l'attenzione sulle conseguenze concrete della guerra e sulle sofferenze che produce.
Il vescovo ha inoltre evidenziato gli interessi economici che possono alimentarsi attraverso i conflitti, richiamando il circuito di chi commercia armi e di chi trae profitto dalla successiva ricostruzione dei territori devastati.
La prospettiva indicata da Parisi è quella di una pace stabile, da preparare attraverso strumenti diversi dalla contrapposizione militare. Lavoro, impegno, studio e conoscenza sono, secondo il presule, le basi sulle quali costruire relazioni internazionali fondate sul riconoscimento dell'altro e non sulla sua identificazione come nemico.
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