Catanzaro città frammentata, l'analisi del criminologo Vitaliano Fiorentino

Dal centro storico a Germaneto, lo studio evidenzia gli effetti sociali e urbani della disconnessione tra quartieri

A cura di Redazione
21 giugno 2026 12:00
Catanzaro città frammentata, l'analisi del criminologo Vitaliano Fiorentino - Foto: Redazione
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Una città divisa in più realtà che faticano a dialogare tra loro, con conseguenze non solo urbanistiche ed economiche, ma anche sociali e psicologiche. È questa la lettura proposta dal criminologo Vitaliano Fiorentino, esponente del movimento Nuova Genesi, che in un'approfondita analisi descrive Catanzaro come una "città-arcipelago", segnata da una progressiva perdita di identità urbana.

Secondo Fiorentino, il capoluogo calabrese sarebbe interessato da un fenomeno di "disconnessione socio-spaziale", alimentato negli anni dallo spostamento di importanti funzioni pubbliche dal centro storico verso altre aree della città, in particolare il quartiere Germaneto e la zona marina.

«Non si sono trasferiti soltanto uffici, aule universitarie o servizi sanitari – sostiene il criminologo – ma si è progressivamente spostato il flusso umano quotidiano che alimentava la vita cittadina». Una trasformazione che, a suo avviso, avrebbe contribuito allo svuotamento del centro storico e alla perdita del senso di appartenenza da parte dei residenti.

Nel documento vengono richiamate alcune teorie della criminologia ambientale, tra cui quella delle "finestre rotte" elaborata da James Q. Wilson e George L. Kelling, secondo cui il degrado percepito degli spazi pubblici favorisce fenomeni di disordine e insicurezza. Fiorentino evidenzia la chiusura di numerose attività commerciali lungo Corso Mazzini e la riduzione della presenza quotidiana di cittadini come elementi che avrebbero indebolito il controllo sociale informale.

L'analisi si concentra anche sulle periferie cittadine, citando quartieri come Pistoia e Aranceto, descritti come aree che rischiano di vivere condizioni di isolamento sociale e territoriale. In questi contesti, sostiene il criminologo, l'assenza di presìdi culturali, sportivi e aggregativi potrebbe favorire fenomeni di marginalità e devianza.

Particolare attenzione viene dedicata al polo universitario di Germaneto, definito come una realtà autosufficiente ma poco integrata con il resto della città. Una situazione che, secondo Fiorentino, limiterebbe il contributo degli studenti alla vitalità del centro storico e al ricambio generazionale del tessuto urbano.

Nelle conclusioni, il criminologo lancia un appello alle istituzioni affinché la pianificazione urbana tenga conto anche degli aspetti psicologici e sociali. Tra le proposte avanzate figurano interventi ispirati ai principi del CPTED (Crime Prevention Through Environmental Design), finalizzati a ridurre l'isolamento tra i quartieri, favorire la frequentazione degli spazi pubblici e rafforzare il senso di comunità.

Per Fiorentino, la sfida non riguarda soltanto lo sviluppo economico o infrastrutturale della città, ma la capacità di ricostruire relazioni, appartenenza e fiducia collettiva, evitando che Catanzaro perda progressivamente la propria funzione di centro aggregatore del territorio.