Catanzaro, Costa: «Il capoluogo senza comando, cancellato dalle nomine regionali»
La denuncia del consigliere comunale Giovanni Costa: «Nelle partecipate e negli enti regionali non c’è più un solo vertice espressione del capoluogo»
Catanzaro - C'è un dato che nessun comunicato della Cittadella ha mai avuto il coraggio di scrivere: nella galassia delle società partecipate, delle aziende in house, delle agenzie e dei grandi progetti della Regione Calabria, Catanzaro non esprime più un solo vertice. Non un presidente, non un amministratore delegato, non un direttore generale.
A sollevare la questione è il consigliere comunale Giovanni Costa, che parla di un capoluogo «espunta dalla catena di comando» e chiede alla Regione maggiore trasparenza nella distribuzione degli incarichi.
Secondo Costa, il quadro delle partecipazioni regionali comprende società, fondazioni ed enti strumentali che gestiscono settori strategici: dall'acqua agli aeroporti, dal trasporto pubblico al credito, fino alla programmazione e alla sanità.
Il primo caso indicato è quello di Fincalabra, la finanziaria regionale e organismo intermedio per una parte rilevante degli incentivi allo sviluppo economico. La presidenza è stata affidata a un professionista campano. «Un profilo certamente autorevole – osserva Costa – ma che fotografa un paradosso: per guidare la finanziaria dei calabresi non si è ritenuto di trovare un professionista non dico a Catanzaro, ma neppure in Calabria».
Il consigliere cita poi Sorical, il gestore unico del servizio idrico integrato. Nel nuovo consiglio di amministrazione, secondo la ricostruzione proposta da Costa, figurano rappresentanze riconducibili a Reggio Calabria, Crotone, Lamezia Terme e Vibo Valentia, mentre il capoluogo rimane fuori.
Una situazione che Costa considera ancora più significativa alla luce del prossimo subentro di Sorical nella gestione del servizio idrico di Catanzaro, indicato come primo Comune calabrese coinvolto nel passaggio.
Il tema ritorna anche per Sacal, società che gestisce gli aeroporti calabresi e nella quale il Comune di Catanzaro detiene una partecipazione. Anche in questo caso, sostiene il consigliere, il capoluogo non avrebbe ottenuto una rappresentanza nel nuovo organo amministrativo.
Analoga osservazione viene rivolta alle Ferrovie della Calabria, società interamente partecipata dalla Regione, e ad Azienda Zero, organismo di governance della sanità calabrese con sede proprio a Catanzaro, la cui guida è stata affidata a un dirigente proveniente dal servizio sanitario dell'Emilia-Romagna.
«Nulla da eccepire sulle competenze – scrive Costa – molto da eccepire sul metodo di una Regione che colloca le sedi nel capoluogo e i comandi altrove».
La questione, secondo il consigliere, non può essere liquidata sostenendo che le nomine debbano essere effettuate esclusivamente sulla base del merito. Costa richiama infatti la stessa impostazione rivendicata dal presidente della Regione in occasione della formazione della Giunta, quando venne sottolineata l'attenzione agli equilibri territoriali.
«Il criterio territoriale esiste, viene proclamato e applicato quando si tratta di assessorati – afferma – scompare misteriosamente quando si distribuiscono presidenze, direzioni generali e consigli di amministrazione delle partecipate».
Costa respinge anche l'idea che il problema possa essere ricondotto a una carenza di professionalità nel capoluogo. Catanzaro, sottolinea, dispone di un importante sistema giudiziario e universitario e di numerose professionalità nei settori dell'ingegneria, dell'economia, della dirigenza e della gestione aziendale.
La richiesta finale è quella di rendere pubblico un quadro aggiornato delle nomine nelle partecipate, negli enti in house e nelle fondazioni regionali, indicando anche la provenienza territoriale e professionale dei designati.
«Il capoluogo di regione non è un ornamento, è una funzione», conclude Costa. «Una Regione che umilia il proprio capoluogo non danneggia una città: dichiara di non credere nelle proprie Istituzioni».
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