Catanzaro, lo stradone del Corvo intitolato ad Annibale Battaglia: il medico simbolo di cura e umanità

Cerimonia partecipata e commossa per ricordare lo storico medico di medicina generale, scomparso durante la pandemia da Covid-19

A cura di Redazione
08 settembre 2026 09:00
Catanzaro, lo stradone del Corvo intitolato ad Annibale Battaglia: il medico simbolo di cura e umanità - Foto Uff. Stampa Comune di Catanzaro
Foto Uff. Stampa Comune di Catanzaro
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Catanzaro ha scelto di affidare alla memoria di Annibale Battaglia un luogo profondamente legato alla sua storia professionale e umana. Si è svolta con un’ampia e commossa partecipazione di cittadini, istituzioni e rappresentanti del mondo sanitario la cerimonia di intitolazione dello stradone del Corvo allo storico medico di medicina generale del quartiere, scomparso durante l’emergenza pandemica da Covid-19.

L’iniziativa è nata da una proposta della vicesindaca Giusy Iemma, accolta dalla Commissione toponomastica e successivamente approvata all’unanimità dalla Giunta comunale presieduta dal sindaco Nicola Fiorita, sulla base della relazione della stessa vicesindaca. L’iter amministrativo è stato seguito dall’Ufficio toponomastica, guidato da Sergio Viapiana.

L’intitolazione rappresenta il riconoscimento di un legame profondo tra Annibale Battaglia e il quartiere del Corvo, dove il medico ha vissuto e lavorato per decenni, diventando un punto di riferimento per generazioni di pazienti e per l’intera comunità.

Alla cerimonia hanno partecipato, insieme alla vicesindaca Giusy Iemma, i familiari del medico – la moglie Nuccia Grasso, il figlio Antonio, la nuora e i nipoti –, il presidente del Consiglio comunale Gianmichele Bosco, la consigliera Annachiara Verrengia, la professoressa Elena De Filippis per la Commissione toponomastica, il presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro Vincenzo Ciconte e numerosi rappresentanti del mondo medico e civile cittadino.

Iemma: «Catanzaro non ha dimenticato»

«Sono felice di vedere una partecipazione così numerosa. Sapevamo quanto Annibale Battaglia fosse amato e stimato da tutti», ha affermato la vicesindaca Giusy Iemma.

Per Iemma, il riconoscimento vuole mantenere viva la memoria di «una persona che è diventata un punto di riferimento stabile nel tempo per il quartiere del Corvo, per la zona sud e per l’intera città».

«La gente non si rivolgeva soltanto al medico, ma all’uomo capace di ascoltare, accogliere e rassicurare», ha aggiunto la vicesindaca, sottolineando il valore ancora più significativo della sua scomparsa avvenuta durante la pandemia.

«È il ricordo di una stagione in cui i medici e i professionisti della sanità hanno combattuto a mani nude contro una malattia sconosciuta, dimostrando il valore della cura, del coraggio, dell’umanità e della competenza al servizio della comunità», ha sottolineato.

Rivolgendosi alla famiglia, Iemma ha quindi ribadito: «Catanzaro non ha dimenticato l’impegno e la professionalità di Annibale. L’intitolazione di una strada non colma il vuoto della sua perdita, ma crea un legame indissolubile con la comunità».

«Ogni volta che si attraverserà questa strada – ha concluso – si ricorderanno l’uomo e il professionista che ha speso la sua vita per gli altri. Oggi la città dice grazie ad Annibale Battaglia».

Ciconte: «Un esempio per i giovani medici»

Anche il presidente dell’Ordine dei Medici di Catanzaro Vincenzo Ciconte ha ricordato la figura professionale e umana di Battaglia.

«Annibale Battaglia è stato uno dei primi medici a mettere a rischio la propria vita in un momento difficilissimo, caratterizzato dalla scarsità dei presidi e dei materiali di protezione», ha raccontato Ciconte.

Il presidente dell’Ordine ha ricordato di aver conosciuto Battaglia fin dalle corsie della Medicina interna dell’ospedale, descrivendolo come «un professionista di grande qualità, un uomo riservato che parlava poco ma faceva tanto per i suoi malati».

Al centro del suo lavoro, ha evidenziato Ciconte, c’erano «l’aggiornamento continuo e la cura verso le persone più fragili».

«Annibale lavorava in trincea, dalla mattina alla sera nei suoi ambulatori, accogliendo tutti con la stessa dedizione e umanità», ha aggiunto.

La sua figura, ha concluso Ciconte, «rappresenta un monito da trasmettere ai giovani medici»: una professione che, se esercitata «con passione e dignità», si fonda «sull’amore disinteressato e sul rispetto per la tutela della salute pubblica».