Catanzaro, Mons. Maniago nel giovedì santo: “È nel chinarsi che si trova la gioia”

Alla Messa in Coena Domini l’Arcivescovo richiama al servizio: la Pasqua è esperienza viva che interpella le relazioni e il presente

A cura di Redazione
03 aprile 2026 07:00
Catanzaro, Mons. Maniago nel giovedì santo: “È nel chinarsi che si trova la gioia” - Foto: Redazione
Foto: Redazione
Condividi

CATANZARO – Non una semplice ricorrenza, ma un’esperienza viva che interpella il presente. Con la celebrazione della Messa in Coena Domini, presieduta dall’Arcivescovo Metropolita Claudio Maniago nella Basilica Maria SS. Immacolata, la Chiesa di Catanzaro-Squillace ha iniziato il cammino del Triduo Pasquale, entrando nel cuore del mistero cristiano.

In una liturgia intensa e raccolta, il Vescovo ha guidato i fedeli a comprendere come la Pasqua non appartenga al passato, ma continui ad accadere nella vita concreta di ogni credente. «Non siamo qui per una tradizione – ha affermato – ma perché chiamati da Qualcuno che è vivo», richiamando così il senso profondo della convocazione ecclesiale.

Al centro della riflessione, il tema dell’amore, cifra autentica del Giovedì Santo. Non un sentimento astratto, ma una realtà incarnata nella storia: «La Pasqua è il mistero di un amore vero», ha sottolineato il Presule, indicando nel gesto di Gesù che «ama fino alla fine» la misura alta della vita cristiana. Un amore che non esclude nessuno e che raggiunge ogni fragilità umana, diventando speranza per tutti: «Nessuno può dirsi fuori dall’amore del Signore».

Particolarmente eloquente il richiamo alla lavanda dei piedi, gesto che nel racconto evangelico rivela il volto più sorprendente di Dio. Cristo si china, si fa servo, si abbassa fino alla condizione dell’uomo. «È lì che comprendiamo che il suo è un amore vero», ha spiegato l’Arcivescovo, evidenziando come questo gesto non sia solo simbolico, ma indichi uno stile di vita: quello del servizio, della prossimità, della cura concreta dell’altro.

Nel suo intervento, Mons. Maniago non ha nascosto le contraddizioni che attraversano la vita quotidiana. «Il nostro amore è spesso fragile, segnato dall’egoismo», ha osservato, invitando a guardare con sincerità alle difficoltà nelle relazioni, anche dentro le comunità cristiane. Un richiamo diretto: «Non riusciamo ad essere misericordiosi verso i lontani perché non lo siamo neanche verso i vicini».

La celebrazione del Giovedì Santo, ha ricordato il Vescovo, non si esaurisce nella memoria liturgica, ma chiede di diventare vita: «Come ho fatto io, fate anche voi». Accogliere l’amore di Cristo significa lasciarsi trasformare: «Permettiamogli di amarci», ha esortato, indicando proprio nel servizio la via della gioia autentica. «È nel chinarsi che si trova il segreto della gioia».

Con questo invito, la comunità diocesana entra nel Triduo Pasquale portando con sé una consegna chiara: vivere un amore che non si ferma alle parole, ma si fa dono, servizio e speranza