Catanzaro - “Oblatio Mundi” al MARCA: arte, memoria e spiritualità in dialogo
Il Giubileo degli Artisti invita a riflettere sul sacro e sulla memoria della Shoah attraverso l’arte contemporanea e l’esperienza religiosa
Non una celebrazione formale, ma un tempo di ascolto e di ricerca. L’incontro “Oblatio Mundi – Giubileo degli Artisti”, ospitato al Museo delle Arti di Catanzaro (MARCA) e promosso dalla Fondazione Banca Montepaone insieme all’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace, ha offerto uno spazio di riflessione autentica sul rapporto tra arte contemporanea, esperienza religiosa e responsabilità della memoria, nel contesto carico di significato della Giornata della Memoria.
Un intreccio non scontato, che ha messo in dialogo linguaggi diversi senza cercare sintesi immediate, ma accettando la fatica delle domande e la profondità del silenzio.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti di Giovanni Caridi, presidente della Fondazione Banca Montepaone, che ha richiamato il valore di iniziative culturali capaci di trasformare luoghi funzionali in spazi di pensiero e di incontro. A introdurre e moderare il confronto è stato Massimo Iiritano, dell’Istituto Universitario “G. Pratesi” – Unical, accompagnando con equilibrio e competenza il dialogo tra i relatori.
Il cuore dell’incontro si è articolato negli interventi di don Maurizio Franconiere, direttore dell’Ufficio Beni Culturali dell’Arcidiocesi, e di don Ferdinando Fodaro, presbitero diocesano e docente presso l’Istituto Teologico Calabro.
Con la relazione “Arte e fede nella storia della Chiesa”, don Franconiere ha ripercorso il lungo cammino dell’immagine cristiana, mostrando come l’arte sacra non sia mai stata semplice ornamento o illustrazione, ma linguaggio della fede inserito nella vita liturgica e comunitaria. Dalle tensioni aniconiche delle origini al fondamento cristologico dell’Incarnazione, l’immagine emerge come spazio di relazione tra visibile e invisibile, capace di educare lo sguardo e aprire alla contemplazione.
A questa prospettiva si è intrecciato l’intervento di don Fodaro, che ha richiamato la teologia della bellezza come via privilegiata di accesso al vero e al bene. Una bellezza che non coincide con l’armonia formale, ma che nella tradizione cristiana sa custodire senso anche attraverso il limite, la ferita, il dolore.
Lo sguardo sull’oggi è stato affidato a Lara Caccia, dell’Accademia di Belle Arti di Catanzaro, che ha riflettuto sull’emergere del sacro nell’arte contemporanea. Anche nei linguaggi più inquieti e frammentati, permane una domanda di senso che attraversa l’opera artistica, spesso in forme indirette, ma profondamente evocative.
A raccogliere e rilanciare il percorso è stato l’intervento conclusivo dell’Arcivescovo S.E. Mons. Claudio Maniago, che ha restituito unità al dialogo intrecciando arte, memoria e responsabilità. L’Arcivescovo ha definito l’incontro come un vero momento di nutrimento, chiarendo che l’arte autentica non ha il compito di rassicurare o appagare. «Quando l’arte funziona davvero – ha sottolineato – non chiude i discorsi, ma li apre». È nella capacità di generare domande, di inquietare senza distruggere, che si misura la sua verità.
Da qui il riferimento alla Giornata della Memoria: parlare di arte nel giorno dedicato alla Shoah può apparire spiazzante, ma è proprio questo scarto a rivelarne il senso. L’arte non serve ad abbellire l’orrore né a renderlo sopportabile, ma a sottrarre la memoria all’indifferenza, impedendo che si riduca a gesto rituale.
Suggestiva la metafora proposta da Mons. Maniago dell’opera d’arte collocata in un luogo non convenzionale, come una banca. Spazi attraversati distrattamente che, senza l’arte, rischiano di diventare contenitori vuoti. «Con l’arte – ha osservato – si aprono finestre». Finestre che non spiegano tutto, ma costringono a fermarsi, a guardare, a lasciarsi interrogare.
Il vetro della finestra può essere opaco o colorato: è lo sguardo dell’artista che filtra la realtà. Ma proprio attraverso quel filtro chi guarda entra in relazione con una porzione di verità, senza mai possederla interamente.
In questa prospettiva, l’Arcivescovo ha messo in guardia dal ridurre l’arte – anche quella sacra – a strumento didattico o a semplice “catechismo illustrato”. L’arte diventa linguaggio di fede quando fa vivere un’esperienza, quando apre all’incontro e alla relazione, fino all’incontro con il Dio Trinità.
L’auspicio finale è stato un invito a proseguire questo percorso. Città come Catanzaro hanno bisogno di luoghi di respiro, di pensiero e di nutrimento interiore. Non eventi isolati, ma cammini capaci di generare cultura, memoria e responsabilità condivisa.
In questo orizzonte, “Oblatio Mundi” si rivela non solo un titolo suggestivo, ma una prospettiva: l’arte come offerta del mondo, capace di aprire finestre sul Mistero e sulla storia, senza mai possederli, ma custodendoli.
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