Da Catania il monito di Maniago: «La Chiesa torni a generare credenti»
A Catania la Settimana Liturgica Nazionale: al centro il rinnovamento dell’Iniziazione cristiana e il ruolo della comunità nel cammino di fede
Non una semplice revisione dei percorsi di catechesi, ma un cambiamento che coinvolga l’intera comunità cristiana. È da Catania che l’arcivescovo di Catanzaro-Squillace, monsignor Claudio Maniago, rilancia la necessità di ripensare il modo in cui la Chiesa accompagna le persone alla fede. L’occasione è la 76ª Settimana Liturgica Nazionale, dedicata quest’anno al tema “Una Chiesa che genera. Liturgia e Iniziazione cristiana”, che riunisce nella città siciliana circa 500 tra sacerdoti, diaconi, religiosi, seminaristi e laici provenienti da diverse realtà italiane.
Il punto di partenza indicato da Maniago è chiaro: l’Iniziazione cristiana non può essere ridotta alla preparazione e alla celebrazione dei sacramenti. Deve diventare un percorso capace di costruire appartenenza, responsabilità e partecipazione alla vita della Chiesa.
Secondo l’arcivescovo, ogni fase di questo cammino deve essere accompagnata dalla liturgia e inserita in una visione più ampia, capace di tenere insieme l’ascolto della Parola, la catechesi, la celebrazione e la testimonianza nella vita quotidiana. Una prospettiva che si inserisce anche nel percorso di rinnovamento avviato dalla Chiesa italiana attraverso il cammino sinodale.
Una Chiesa che accompagna e genera
È soprattutto il ruolo della comunità a essere messo in evidenza. Per Maniago, infatti, non è possibile costruire un autentico percorso di fede senza una comunità pronta ad accogliere, accompagnare e sostenere chi si avvicina alla vita cristiana.
L'obiettivo è superare una concezione nella quale il credente sia semplicemente destinatario di un percorso già definito. L'Iniziazione dovrebbe invece condurre a una partecipazione sempre più consapevole, fino a rendere ogni persona protagonista e corresponsabile della vita ecclesiale.
In questa prospettiva assume un peso particolare anche la liturgia, intesa non soltanto come momento celebrativo, ma come esperienza capace di educare alla comunione e alla missione. La fede, dunque, non si esaurisce dentro le mura della chiesa, ma deve tradursi in relazioni, responsabilità e presenza nei luoghi della vita quotidiana.
Il confronto parte da Catania
La scelta di Catania come sede della Settimana Liturgica Nazionale rappresenta anche un momento di incontro tra esperienze diverse. Sono attesi numerosi vescovi ed esperti provenienti da università pontificie e dall'Università Cattolica, insieme a operatori pastorali e fedeli laici.
L'arcivescovo di Catania, monsignor Luigi Renna, ha definito l'appuntamento una grande opportunità per la Chiesa locale, sottolineando l'importanza di approfondire quanto emerso dal cammino sinodale e la necessità di rinnovare i percorsi di Iniziazione cristiana.
Accanto alla catechesi e alla dimensione catecumenale, viene richiamata anche la centralità della mistagogia e della vita comunitaria, con la liturgia chiamata a occupare un ruolo decisivo nel processo di formazione dei credenti.
Dalla celebrazione alla vita
Il messaggio che arriva da Catania guarda quindi oltre il singolo appuntamento ecclesiale. La sfida è costruire percorsi capaci di accompagnare le persone non soltanto fino alla celebrazione dei sacramenti, ma dentro una relazione stabile con la comunità e con la fede.
È questo, in sostanza, il significato della “Chiesa che genera” richiamata nel tema della Settimana Liturgica: una Chiesa che accoglie, forma e accompagna, mettendo insieme Parola, liturgia e testimonianza.
Un percorso che, nelle parole di Maniago, guarda anche ai profondi cambiamenti vissuti dalla società negli ultimi vent'anni e alla necessità di valorizzare le esperienze positive già presenti nelle diocesi italiane.
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