Da Simeri Crichi a Cambridge: la sfida di Gaia Bertolino per un'IA più sicura in medicina

La ricercatrice calabrese, formatasi all'Università della Calabria, sviluppa sistemi di intelligenza artificiale per l'analisi dei suoni respiratori con l'obiettivo di rendere le diagnosi più affidabili e trasparenti

A cura di Redazione
03 agosto 2026 11:00
 Da Simeri Crichi a Cambridge: la sfida di Gaia Bertolino per un'IA più sicura in medicina - Foto Uff. Stampa Gaia Bertolino
Foto Uff. Stampa Gaia Bertolino
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Dalla Calabria a una delle università più prestigiose del mondo, con l'obiettivo di rendere l'intelligenza artificiale più affidabile al servizio della medicina. È il percorso di Gaia Bertolino, 25 anni, originaria di Simeri, nel comune di Simeri Crichi, che dall'ottobre 2025 svolge un dottorato di ricerca in Computer Science all'Università di Cambridge, grazie a una prestigiosa borsa europea Marie Skłodowska-Curie.

Dopo essersi diplomata con lode al Liceo Scientifico "Luigi Siciliani" di Catanzaro, Bertolino ha costruito il proprio percorso accademico interamente all'Università della Calabria, conseguendo la laurea triennale e, nel luglio 2025, la laurea magistrale in Ingegneria Informatica, curriculum Intelligenza Artificiale, presso il Dipartimento di Ingegneria Informatica, Modellistica, Elettronica e Sistemistica.

L'intelligenza artificiale che ascolta il respiro

Il progetto di ricerca affronta una delle frontiere più promettenti dell'intelligenza artificiale applicata alla sanità: la realizzazione di sistemi conversazionali capaci di analizzare registrazioni di tosse, respiro e suoni polmonari, comprendere le domande formulate da pazienti o medici e fornire risposte in linguaggio naturale, facilmente comprensibili.

L'obiettivo è superare uno dei principali limiti degli attuali strumenti di intelligenza artificiale, che spesso restituiscono punteggi o classificazioni difficili da interpretare senza competenze specialistiche. I sistemi sviluppati da Bertolino puntano invece a trasformare dati complessi in spiegazioni chiare, rendendo più semplice l'interazione tra tecnologia e persone.

Questi strumenti non sono pensati per sostituire il medico, ma per supportarlo nelle prime valutazioni, facilitare il monitoraggio della salute respiratoria e migliorare la raccolta delle informazioni, anche attraverso dispositivi di uso comune come smartphone e wearable.

Un'intelligenza artificiale capace di dire "non lo so"

Il cuore della ricerca riguarda però l'affidabilità. Un sistema che risponde con sicurezza non è necessariamente un sistema corretto, soprattutto quando si parla di salute.

Per questo Bertolino lavora allo sviluppo di modelli in grado di riconoscere i propri limiti. Se una registrazione è incompleta, disturbata o non fornisce informazioni sufficienti, l'intelligenza artificiale dovrebbe essere in grado di dichiarare la propria incertezza, chiedere nuovi dati oppure suggerire il consulto di un professionista sanitario, anziché fornire una risposta potenzialmente fuorviante.

L'affidabilità, infatti, non si misura soltanto dal numero di diagnosi corrette, ma anche dalla capacità di evitare errori nei casi più complessi o ambigui.

La ricerca valuta inoltre come questi modelli si comportino in condizioni reali, analizzando registrazioni provenienti da dispositivi differenti, ambienti rumorosi, popolazioni diverse e nuove patologie, così da verificare che i risultati ottenuti in laboratorio possano essere replicati anche nella pratica clinica.

Dall'Università della Calabria a Cambridge

La tesi magistrale di Bertolino, dedicata proprio all'analisi dei segnali audio respiratori mediante intelligenza artificiale, è stata supervisionata dal professor Domenico Talia, dell'Università della Calabria, e dalla professoressa Cecilia Mascolo, dell'Università di Cambridge. Da quella collaborazione scientifica è nato il progetto di dottorato che oggi la vede impegnata nel Mobile Systems Lab dell'ateneo britannico, centro di ricerca che studia l'integrazione tra intelligenza artificiale, sensori, dispositivi mobili e tecnologie digitali per la salute.

«Venendo da un piccolo paese del Sud, ho scelto di studiare all'Unical perché credevo nelle opportunità che questa università poteva offrirmi», racconta Gaia Bertolino. «Essere oggi a Cambridge dimostra che si può partire dalla Calabria, crescere attraverso lo studio e la ricerca e confrontarsi con realtà scientifiche internazionali. Il mio obiettivo è riuscire, un giorno, a restituire valore alla mia terra».

La storia della giovane ricercatrice calabrese rappresenta non solo un importante traguardo personale, ma anche il simbolo di una ricerca che guarda al futuro della medicina: sviluppare un'intelligenza artificiale sempre più precisa, trasparente e prudente, capace di assistere i professionisti sanitari senza sostituire il giudizio umano