Dalla barca alla laurea: la rinascita di Moheb simbolo di integrazione

Arrivato in Italia da solo, oggi è educatore grazie alla Fondazione Ualsi: una storia di riscatto che diventa esempio concreto di inclusione

A cura di Redazione
21 marzo 2026 19:15
Dalla barca alla laurea: la rinascita di Moheb simbolo di integrazione - Foto Francesco Stanizzi
Foto Francesco Stanizzi
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Dalla barca alla laurea, la storia di riscatto sociale e speranza di un giovane immigrato che diventa Educatore professionale grazie alla Fondazione Ualsi presieduta da don Alfonso Velonà

Un viaggio iniziato tra paura e incertezza e concluso con una conquista che racconta integrazione, dignità e futuro. È la storia di Moheb Shamoun Makin Zaky, giovane arrivato in Italia nel 2013 a bordo di un’imbarcazione carica di migranti, quando era poco più che minorenne e completamente solo.

I primi anni sono stati segnati dalla precarietà: l’accoglienza in un centro di prima assistenza, poi il trasferimento in un gruppo appartamento dove, giorno dopo giorno, ha iniziato a ricostruire la propria vita. Un percorso lento, fatto di studio, sacrifici e determinazione, ma anche di incontri decisivi.

Tra questi, il ruolo centrale della Fondazione Ualsi, realtà impegnata nell’accoglienza dei migranti e guidata da don Alfonso Velonà, che ha creduto nel suo percorso offrendo supporto concreto e opportunità di crescita. Grazie a questo sostegno, Moheb ha potuto proseguire gli studi fino a raggiungere un traguardo importante: la proclamazione come educatore professionale.

Un risultato che non rappresenta solo una vittoria personale, ma un vero simbolo di integrazione riuscita. Oggi, infatti, il giovane tornerà proprio in quel gruppo appartamento che lo aveva accolto anni fa, ma in una veste completamente nuova: quella di educatore, punto di riferimento per altri ragazzi che vivono situazioni simili a quella che lui stesso ha attraversato.

La sua storia diventa così esempio concreto di come accoglienza e inclusione possano trasformarsi in opportunità reali, capaci di cambiare il destino di una persona e, allo stesso tempo, di arricchire un’intera comunità.

Moheb Shamoun Makin Zaky e don Alfonso Velonà - Foto Francesco Stanizzi
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