Energia, l’allarme di Confartigianato Calabria: petrolio oltre 100 dollari
Il presidente Salvatore Ascioti: tensioni internazionali e caro carburanti rischiano di colpire imprese, trasporti ed export
Le tensioni internazionali e il conflitto in Medio Oriente stanno già producendo effetti sui mercati dell’energia e rischiano di avere ripercussioni dirette sull’economia reale. Il prezzo del petrolio è tornato a superare la soglia dei 100 dollari al barile e anche gas ed elettricità mostrano nuovi segnali di crescita, una dinamica che preoccupa il mondo dell’artigianato e delle piccole imprese.
A sottolinearlo è il presidente di Confartigianato Imprese Calabria, Salvatore Ascioti, che invita a non sottovalutare i possibili effetti di questa fase di instabilità internazionale.
“Quello che sta accadendo sui mercati energetici deve farci tenere alta la guardia. Le tensioni internazionali rischiano ancora una volta di scaricarsi sulle imprese e sulle famiglie. E noi sappiamo bene cosa significa, perché lo abbiamo già vissuto pochi anni fa”, osserva Ascioti.
Il riferimento è alla crisi energetica del 2022, quando l’aumento improvviso dei costi dell’energia mise in grande difficoltà migliaia di aziende, soprattutto tra le realtà più piccole. “Molte imprese si sono trovate a fare i conti con bollette raddoppiate o addirittura triplicate. È stata una fase durissima e non possiamo permetterci che si ripeta”.
Per questo Confartigianato guarda con favore al monitoraggio avviato dal Governo e dall’Autorità di regolazione per energia reti e ambiente, chiedendo però che la vigilanza sia costante lungo tutta la filiera.
“È importante controllare l’andamento dei prezzi e fare in modo che non si creino distorsioni o fenomeni speculativi. In momenti come questi basta poco perché le tensioni internazionali si trasformino in aumenti pesanti per chi lavora e produce”, aggiunge il presidente di Confartigianato Calabria.
A preoccupare è anche la crescita del prezzo dei carburanti, che negli ultimi giorni ha superato la soglia dei 2,099 euro al litro alla pompa, un livello ormai diffuso in gran parte d’Italia. Un aumento che pesa in modo particolare su alcuni settori strategici dell’economia.
“Quando il costo del carburante cresce in questo modo l’impatto si scarica immediatamente sulle imprese che movimentano merci e persone. Penso alle aziende dell’autotrasporto merci, alla logistica, alla distribuzione, ma anche al trasporto delle persone. Sono comparti fondamentali per il funzionamento della nostra economia e già oggi operano con margini molto ridotti”.
Il rischio, secondo Confartigianato, è che una nuova fiammata dei costi energetici finisca per rallentare la ripresa economica. Se l’energia torna a costare troppo, aumentano inevitabilmente i costi per le imprese e diminuisce il potere d’acquisto delle famiglie, con conseguenze sui consumi e sulla domanda interna.
A questo si aggiungono anche le possibili ricadute sul commercio internazionale. Le tensioni in Medio Oriente e l’instabilità dei mercati energetici, infatti, possono incidere sugli scambi con un’area del mondo che rappresenta un importante punto di riferimento per diverse produzioni italiane.
“In uno scenario già complesso non possiamo permetterci ulteriori contraccolpi sull’export. Molte imprese guardano proprio a quei mercati e qualsiasi rallentamento degli scambi o aumento dei costi logistici finisce per indebolire la loro competitività”, sottolinea Ascioti.
Una prospettiva che rischia di pesare anche sugli investimenti. Negli ultimi anni molte micro e piccole imprese hanno avviato un percorso di innovazione puntando su nuove tecnologie, macchinari più efficienti e processi produttivi più sostenibili.
“Gli artigiani e le piccole imprese stanno facendo uno sforzo enorme per modernizzarsi, investendo nel digitale, nell’efficienza energetica e nella qualità dei prodotti. È un passaggio decisivo per il futuro delle nostre aziende e dei nostri territori”.
Per questo motivo, conclude il presidente regionale di Confartigianato, è fondamentale evitare nuovi shock energetici che possano compromettere questo percorso.
“Le imprese stanno dimostrando grande capacità di adattamento e resilienza. Ma per continuare a investire e a innovare hanno bisogno di stabilità. Proteggere il sistema produttivo significa proteggere il lavoro, l’economia e le comunità dei nostri territori”
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