Gianni Amelio torna al Teatro Comunale: «È anche casa mia». A Catanzaro il racconto di Nessun dolore e delle migrazioni

Il regista ha incontrato il pubblico insieme al direttore artistico Francesco Passafaro. Dai ricordi delle prime proiezioni nel teatro al messaggio del nuovo film: «Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento serve la politica»

A cura di Redazione
29 settembre 2026 14:45
Gianni Amelio torna al Teatro Comunale: «È anche casa mia». A Catanzaro il racconto di Nessun dolore e delle migrazioni -  Foto Uff. Stampa Freemedia 21 Comunicazione
Foto Uff. Stampa Freemedia 21 Comunicazione
Condividi

CATANZARO – 29 SETTEMBRE 2026. Il Teatro Comunale di Catanzaro è anche un luogo della memoria per Gianni Amelio. Un luogo che il regista conosce fin da ragazzo e nel quale è tornato ieri sera, accolto dall’affetto del pubblico, degli amici e dei parenti arrivati anche da San Pietro Magisano, il paese legato alla sua storia familiare e al suo percorso di formazione.

Appena arrivato, Amelio ha firmato il manifesto del suo ultimo film, Nessun dolore, prima di incontrare il pubblico insieme al direttore artistico del teatro, Francesco Passafaro. Un incontro che ha intrecciato cinema, memoria personale e attualità.

«Hai detto bene, Francesco, questa è anche casa mia, perché io l’ho vista nascere», ha raccontato il regista. Il Comunale, infatti, appartiene ai suoi ricordi giovanili: era tra i primi spettatori della sala, dove aveva assistito alla proiezione de Il giro del mondo in 80 giorni. Da studente tornava poi al teatro insieme ai ragazzi del Galluppi, in occasione delle proiezioni del cineclub organizzato il lunedì grazie alla disponibilità della famiglia Proto.

Alla signora Proto, presente in sala, Amelio ha rivolto un saluto e un ringraziamento, ricordando l'affetto rimasto intatto nel corso degli anni.

Il nuovo film e il tema delle migrazioni

L’incontro è diventato quindi l’occasione per parlare di Nessun dolore, senza svelare gli sviluppi della storia a chi ancora non ha visto il film.

Al centro del racconto c’è un giovane che gestisce un chiosco di libri usati nel centro di Roma, nei pressi del Vaticano. L’incontro con un bambino arrivato dalla Tunisia lo conduce dentro una vicenda destinata a coinvolgerlo profondamente.

«Non è un film di propaganda, non è un film di parte», ha precisato Amelio, spiegando come il film voglia raccontare il rapporto con le migrazioni e, soprattutto, la necessità di riconoscere dignità a chi arriva da un altro Paese.

Da qui una delle riflessioni più significative affidate dal regista al pubblico catanzarese: «Per l’accoglienza basta il cuore, per l’inserimento serve la politica».

Per Amelio, infatti, la disponibilità del singolo può rappresentare un primo passo, ma non può essere sufficiente davanti a un fenomeno di dimensioni mondiali. «Il problema non può essere affrontato dal singolo», ha sottolineato.

E la questione, secondo il regista, non può essere lasciata soltanto sulle spalle di Italia e Spagna. «Dovrebbe farsene carico l’Europa», ha osservato, indicando nelle divisioni tra i Paesi europei uno degli ostacoli più difficili da superare.

Da Lamerica alla storia della sua famiglia

Il tema delle migrazioni ha riportato inevitabilmente Amelio a Lamerica, il film del 1994 dedicato al viaggio degli albanesi verso l’Italia e alla speranza di costruire una vita diversa.

Un tema che il regista sente anche profondamente personale. «Sono figlio di un migrante e nipote di un migrante», ha ricordato, rievocando le storie delle cosiddette “vedove bianche” del suo paese, donne i cui mariti erano partiti per l’America senza fare ritorno.

E proprio durante le riprese di Lamerica, in Albania, Amelio incontrò il ragazzo che sarebbe poi diventato suo figlio adottivo.

Esperienze diverse, ma unite da un unico filo: quello dello sguardo sull’altro. «Vorrei che lo straniero non fosse considerato un estraneo. Gli altri andrebbero guardati come esseri umani», ha affermato il regista.

«Anche il dolore deve poterti riportare alla vita»

Nel corso dell’incontro Amelio si è soffermato anche sul significato del titolo Nessun dolore, una frase volutamente lasciata aperta.

«Nessun dolore ti deve uccidere. Anche il dolore deve poterti riportare alla vita», ha spiegato.

Una riflessione che nasce dal rapporto con le perdite più profonde e dalla possibilità, anche dopo aver attraversato il momento più difficile, di trovare una ragione per continuare.

Così, nel ritorno al Teatro Comunale di Catanzaro, il cinema di Gianni Amelio si è trasformato ancora una volta in racconto personale: memoria, famiglia, migrazione e umanità si sono intrecciati davanti a una sala che, come ha ricordato lui stesso, «è anche casa mia».