Il corpo come un triangolo equilatero, l’approccio olistico della chiropratica

La chiropratica è una disciplina nata alla fine dell'Ottocento negli Stati Uniti che si occupa della diagnosi, del trattamento e della prevenzione dei disturbi meccanici del sistema muscolo-scheletrico

A cura di Redazione
31 marzo 2026 11:06
Il corpo come un triangolo equilatero, l’approccio olistico della chiropratica -
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MILANO (ITALPRESS) – La chiropratica è una disciplina nata alla fine dell’Ottocento negli Stati Uniti che si occupa della diagnosi, del trattamento e della prevenzione dei disturbi meccanici del sistema muscolo-scheletrico, con particolare attenzione alla colonna vertebrale e alle sue relazioni con il sistema nervoso: la chiropratica si fonda sull’idea che molti disturbi dolorosi e funzionali derivino da alterazioni della mobilità articolare e che il loro ripristino possa favorire un migliore equilibrio dell’organismo. Il trattamento si basa principalmente su specifiche tecniche manuali, rapide e controllate, tra cui la più nota è la manipolazione vertebrale o aggiustamento chiropratico. “La chiropratica ha un approccio olistico, cioè guarda il corpo nella sua totalità cercando di individuare le interferenze delle sublussazioni vertebrali: queste possono compromettere la connessione tra cervello, nervo e muscolo, ma anche tra cervello, nervo e organo – ha detto Alessandro Trabattoni, chiropratico professionista con uno studio a Como, intervistato da Marco Klinger per Medicina Top, format tv dell’agenzia di stampa Italpress -. Il corpo nella chiropratica viene considerato come un triangolo equilatero, nel quale abbiamo una base strutturale ed emotiva e attraverso questi canali cerchiamo di capire quale sia il problema fondamentale: non necessariamente tutte le problematiche derivano da un problema strutturale, anche se nella maggior parte dei casi è così”.

Nell’immaginario collettivo, spiega Trabattoni, “il chiropratico è sempre stato considerato una sorta di stregone, ma negli ultimi anni il giudizio sta cambiando: nel 2024 sono usciti una serie di articoli che considerano la manipolazione vertebrale come il principale aiuto terapeutico, senza uso di farmaci, per la cura della lombalgia e della cervicalgia, soprattutto nel restauro di un mal posizionamento della curva lordotica; inoltre ci sono state evidenze relative al fatto che la chiropratica aiuta parecchio contro vertigini di carattere non vestibolare”. Per un paziente che si rivolge a un simile professionista, prosegue, “la necessità maggiore è legata a cervicalgie, sciatiche, mal di schiena o semplicemente perché non si sente bene ma non capisce come intervenire: in quest’ultimo caso, il più delle volte dipende da uno squilibrio posturale. La chiropratica non può curare tutto, semplicemente ristabilisce l’equilibrio del corpo umano: quando però ci sono ad esempio fratture fresche non può in alcun modo intervenire e lo stesso avviene quando ci sono instabilità di carattere vertebrale delle articolazioni o quando c’è un’elevata osteoporosi. Prima il chiropratico veniva interpellato come ultima spiaggia, ora però i pazienti cominciano a venire anche in un’ottica di prevenzione perché capiscono che un corpo simmetrico funziona molto meglio: la figura del chiropratico in ambito sportivo è stata introdotta proprio per prevenire gli infortuni”.

Trabattoni si sofferma poi sulla specificità della sua attività: “Sono specializzato in particolare sulla correlazione tra occlusione dentale e colonna vertebrale: in base a come sento parlare i miei pazienti capisco se può esserci un’interferenza occlusale in relazione alla colonna, dopodiché faccio una serie di domande sullo storico dei suoi traumi anche giovanili. Se una persona sta abbastanza bene, ma viene comunque in termini di prevenzione, si fa un’analisi principale e poi le si dà un programma di attività settimanale, poi mensile, poi bimestrale fino ad arrivare a sei mesi: di fronte invece a scenari come una sciatalgia acuta nei primi tempi bisogna vedere il paziente con maggiore frequenza”. In ultimo il chiropratico torna sulle narrazioni non sempre corrette nei confronti della disciplina, evidenziando come “nei confronti della chiropratica non c’è tanto una diffidenza quanto una mala informazione, alimentata nel corso degli anni: i colleghi non sono molto informati su ciò che facciamo davvero e sul percorso di studi che abbiamo; pensano che siamo diventati così perché siamo bravi a manovrare la colonna ma non è vero, perché il corpo umano lo conosciamo parecchio”.

– foto tratta da video Medicina Top –

(ITALPRESS).