In Calabria mancano medici di famiglia

Tra carenze attuali e pensionamenti in arrivo, cresce il rischio per l’assistenza territoriale

A cura di Redazione
17 marzo 2026 11:06
In Calabria mancano medici di famiglia - Foto: Redazione
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Calabria - La sanità territoriale calabrese si trova di fronte a una sfida sempre più urgente: garantire la presenza capillare dei medici di medicina generale in un contesto segnato da pensionamenti imminenti e difficoltà nel ricambio generazionale. Secondo le stime della Fondazione GIMBE, entro il 2028 ben 420 medici di famiglia in Calabria raggiungeranno l’età pensionabile di 70 anni, aggravando una situazione già oggi critica.

Numeri e percentuali

I numeri fotografano con chiarezza il problema. Al 1° gennaio 2025, il numero medio di assistiti per medico di medicina generale nella regione è pari a 1.242, un dato inferiore alla media nazionale (1.383), ma che non basta a compensare la carenza complessiva. Sempre secondo GIMBE, considerando il rapporto ottimale di un medico ogni 1.200 assistiti, in Calabria mancano già 43 medici di base. A rendere il quadro ancora più complesso è il trend degli ultimi anni: tra il 2019 e il 2024 il numero di medici di famiglia in regione si è ridotto del 20,2%, una flessione ben più marcata rispetto alla media nazionale, ferma al 14,1%. Una contrazione che incide direttamente sull’accesso alle cure, soprattutto nelle aree interne e nei piccoli centri, dove trovare un medico disponibile diventa sempre più difficile.

Un problema nazionale

Il problema non riguarda solo la Calabria, ma assume qui contorni particolarmente delicati. In tutta Italia mancano oltre 5.700 medici di medicina generale e, tra il 2019 e il 2024, se ne sono persi più di 5.000. Una dinamica che si inserisce in un contesto demografico in rapido cambiamento: la popolazione invecchia e aumentano i bisogni assistenziali. Nel 2025 gli over 65 sono quasi 14,6 milioni, molti dei quali affetti da patologie croniche multiple, con una crescente domanda di assistenza continua e personalizzata.

Il medico di famiglia rappresenta il primo punto di accesso al Servizio sanitario nazionale e svolge un ruolo centrale nella presa in carico dei pazienti, soprattutto dei più fragili. Tuttavia, come sottolineato dal presidente della Fondazione GIMBE Nino Cartabellotta, la carenza attuale è il risultato di una programmazione insufficiente nel corso degli anni, che non ha saputo garantire un adeguato ricambio rispetto ai pensionamenti previsti.

Interesse verso la professione

In Calabria, però, emerge anche un dato in controtendenza: nel 2025 il numero di candidati al corso di formazione in medicina generale ha superato di gran lunga le borse disponibili, con 109 partecipanti in più rispetto ai posti finanziati (+273%), un incremento molto superiore alla media nazionale. Un segnale positivo, che indica un interesse crescente verso la professione, ma che da solo non è sufficiente a colmare il gap.

Il nodo resta infatti quello della formazione e dell’ingresso effettivo nel sistema. Anche nello scenario più ottimistico, le nuove leve non riusciranno a compensare i pensionamenti previsti entro il 2028. A pesare sono diversi fattori: borse di studio non sempre assegnate, abbandoni durante il percorso formativo e una generale perdita di attrattività della professione, legata a carichi di lavoro elevati e a un’organizzazione ancora poco adeguata alle nuove esigenze. Nel frattempo, le soluzioni adottate a livello nazionale e regionale si sono rivelate spesso temporanee: dall’innalzamento dell’età pensionabile alle deroghe sul numero massimo di assistiti per medico, fino all’impiego degli specializzandi. Interventi che tamponano l’emergenza ma non affrontano il problema alla radice.