Inchiesta Dda sui reperti archeologici rubati, tutti liberi gli indagati

Il Tribunale del Riesame di Catanzaro annulla le misure cautelari: erano due in carcere e nove ai domiciliari per il presunto saccheggio di siti archeologici calabresi

A cura di Redazione
09 gennaio 2026 09:15
Inchiesta Dda sui reperti archeologici rubati, tutti liberi gli indagati -
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Sono tornati tutti in libertà gli indagati dell’inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro sui presunti appartenenti a un’organizzazione ritenuta dedita al saccheggio sistematico di importanti aree e siti archeologici, con il fine di trafugare reperti da immettere nel mercato illegale.

Il Tribunale della libertà di Catanzaro ha infatti annullato l’ordinanza di custodia cautelare eseguita lo scorso 12 dicembre dai carabinieri del Comando Tutela patrimonio culturale, che aveva disposto due arresti in carcere e nove ai domiciliari.

Secondo l’impianto accusatorio della Dda di Catanzaro, agli indagati veniva contestata anche l’aggravante mafiosa, con l’ipotesi di avere agevolato la cosca di ’ndrangheta degli Arena di Isola Capo Rizzuto, nel Crotonese. Gli stessi, sempre secondo l’accusa, avrebbero depredato diversi giacimenti archeologici di rilevante valore storico.

Le indagini, condotte dai carabinieri del Nucleo Tpc di Cosenza, erano partite dalla scoperta di numerosi scavi clandestini in vari siti della regione e dall’accertamento di un presunto traffico di reperti archeologici provenienti, in particolare, dai parchi archeologici nazionali di Scolacium, dell’antica Kaulon e di Capo Colonna. Con la decisione del Riesame, tutte le misure cautelari sono state revocate.