“La Ritornanza” di Vincenzo Ursini trionfa in Toscana
Una storia d'amore che si dipana sullo sfondo di una ricerca antropologica
L’Italia vanta una ricca tradizione di premi letterari. Sebbene molti siano realtà minori e poco longeve - spesso promossi da piccole associazioni locali o dagli stessi autori - altri hanno superato la soglia del mezzo secolo di vita. È il caso del Premio Casentino, organizzato dal Centro Culturale “Fonte Aretusa” e presieduto da Maria Eugenia Miano, che quest'anno taglia il prestigioso traguardo della 51ª edizione. Si tratta di un successo storico, raggiunto grazie a un’organizzazione impeccabile e a giurie di altissimo profilo letterario che, nel tempo, hanno saputo valorizzare e premiare opere davvero meritevoli.
La sezione "Giuseppe Frunzi" del premio, dedicata alla narrativa edita, è stata vinta quest’anno dallo scrittore calabrese Vincenzo Ursini con il romanzo d'esordio La Ritornanza, ambientato nel borgo di Petrizzi (Catanzaro). A valutare le opere è stata una giuria composta da Marino Biondi (già professore di Letteratura italiana all'Università di Firenze), Giovanni Capecchi (professore di Letteratura italiana all'Università per Stranieri di Perugia), Pierpaolo Orlando (presidente e direttore artistico di Fenysia - Scuola di linguaggi della cultura) e Silvio Ramat (già professore di Letteratura italiana all'Università di Padova).
"La cerimonia di premiazione si è svolta domenica 13 settembre, a partire dalle ore 10.00, all’Auditorium della Pieve di Romena, a Pratovecchio Stia (Arezzo). L'appuntamento ha concluso una due giorni dedicata a letteratura, cultura, arte, giornalismo e innovazione."
L’incontro più atteso è stato quello pomeridiano con Aldo Cazzullo, protagonista di uno spazio culturale dedicato al suo volume “Francesco – Il primo italiano”. In questa occasione, lo scrittore ha ricevuto il Premio d’Onore Casentino, un riconoscimento assegnato anche a Roberto Cingolani (fisico ed ex ministro della Transizione Ecologica), Giuseppe Indizio (studioso dantesco), Paolo Giulierini (archeologo ed etruscologo, autore di numerosi saggi) e Giorgio Rombolà (giornalista Rai di lunga esperienza nell'informazione politica e parlamentare).
«Il romanzo di Vincenzo Ursini, ha sottolineato Francesca Misasi, è un viaggio che si snoda tra memoria, radici, crepe e fratture dell'anima, tra voci che cercano riscatto e gente laboriosa che trasuda fatica, fame e preghiere. Gente il cui planctus - quel pianto silenzioso e senza lacrime che segna il volto di ognuno come un'eterna rassegnazione - diventa antropologia dell'abbandono ed emarginazione dalla storia e dalla società.»
«Il libro, ha aggiunto l’autore, è una storia d'amore che si dipana sullo sfondo di una ricerca antropologica.»
«La ritornanza, ha evidenziato la giuria del premio, è un libro sul polo del ritorno, la cui premessa è stata la partenza, la migrazione, la ricerca e l’avventura della vita. Il romanzo di Ursini celebra, tra forme narrative e riflessioni saggistiche, il ritorno, ribattezzandolo, cioè incrementandone il senso compiuto. E realizza quel polo in una modalità piena, e inedita, ricca di dati, d’incontri, di nuove esperienze, di pensieri e ipotesi sull’essere. Ritorno alla propria terra, alla propria gente, al proprio essere, al sé primigenio. Il libro è un romanzo, certo, una narrazione, ma anche un testo di antropologia, di studi sulla vita, che non è solo quella del protagonista e interprete letterario. Ma di tutti noi, che alla fine torniamo. Perché la vita non si conclude senza un ritorno. Un libro sulla memoria che anch’essa solo si compie all’atto di un ritorno, che è metafora di una conclusione, di un epilogo di senso compiuto. Se il ritorno, nella categoria della ritornanza, pone un sigillo all’esistenza di ognuno, la memoria, che si carica di quel ritorno, ne diviene il suo deposito ultimo. La ritornanza, va insieme a quella che l’antropologo calabrese Vito Teti in un suo libro ha chiamato La restanza, la quale anche è desiderio e volontà di generare un nuovo senso dei luoghi. Se la restanza è di chi resta, la ritornanza è di chi prima ha infranto la restanza ma poi è tornato a restaurarla. Il ciclo della vita.»
22.8°