“La Ritornanza”, il ritorno alle radici nel romanzo di Vincenzo Ursini
Antonio Pettinato: riflessione intensa su memoria, identità e appartenenza nella Calabria dei ricordi
Dopo una lunga produzione poetica, Vincenzo Ursini approda alla narrativa con La Ritornanza, romanzo ambientato a Petrizzi, suo paese d’origine. Un’opera che segna un passaggio importante nel percorso dell’autore, già noto per raccolte come “Senza frontiere” e “Mio Sud”, e che si muove lungo il filo sottile della memoria e dell’identità.
A delinearne il valore è Antonio Pettinato, che legge il libro come un viaggio interiore prima ancora che geografico: «La Ritornanza è un romanzo intenso e coinvolgente, capace di toccare corde profonde. Una storia che parla di memoria, identità e appartenenza, e che ci ricorda una verità semplice: non importa quanto lontano andiamo, c’è sempre un luogo – dentro di noi – a cui torniamo davvero».
Al centro della narrazione c’è il ritorno di un professore universitario nella sua terra calabrese dopo anni trascorsi al Nord. Non è solo un viaggio fisico, ma un’immersione in un mondo fatto di ricordi, affetti e radici mai spezzate. Il paese diventa così una dimensione simbolica, una “dimora dell’anima” dove ogni dettaglio – dalle colline ai profumi, dalle piazze alle botteghe – riattiva il passato.
«Il protagonista – sottolinea Antonio Pettinato – si muove in un universo che non è solo spazio, ma memoria viva. Ogni elemento contribuisce a ricostruire un mosaico della vita contadina, segnata dalla povertà materiale ma ricchissima dal punto di vista umano». In questo scenario emergono le figure dei genitori: il padre, simbolo di sacrificio e rettitudine, e la madre, emblema di dedizione e amore familiare. Attorno a loro si sviluppa una comunità fatta di legami autentici, oggi sempre più rari.
La struttura del romanzo non segue una linearità classica, ma si affida al fluire dei ricordi: episodi, immagini e sensazioni si intrecciano in un racconto che alterna nostalgia e riflessione. «È la memoria a guidare tutto – osserva ancora Antonio Pettinato – un flusso che mette insieme infanzia, difficoltà, sentimenti e consapevolezze adulte».
Uno dei nodi centrali dell’opera è il contrasto tra passato e presente. Da un lato la modernità del Nord, veloce e spesso superficiale; dall’altro la semplicità del paese, dove i rapporti umani conservano una profondità ormai rara. Un confronto che diventa anche una critica implicita ai cambiamenti della società contemporanea.
Non meno importante è il tema dell’identità. Il ritorno permette al protagonista di riconciliarsi con sé stesso, comprendendo che le radici non si perdono mai davvero. «La ritornanza – aggiunge Antonio Pettinato – è anche un ritorno a ciò che si è, una presa di coscienza che porta a una forma di pacificazione interiore».
Nel romanzo trova spazio anche l’amore, in particolare quello giovanile, che riemerge come elemento capace di chiudere un cerchio esistenziale. Un sentimento che contribuisce a dare senso al viaggio e a completare il percorso del protagonista.
Nel complesso, La Ritornanza si presenta come un’opera che invita a guardarsi dentro, a interrogarsi sulle proprie origini e sul legame con la propria terra. Un racconto che, attraverso una storia personale, diventa universale, ricordando come ciascuno custodisca dentro di sé un luogo a cui, prima o poi, sente il bisogno di tornare.
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