Lamezia ha ricordato Roberto Spadea, l’archeologo che cambiò il volto della città

Al Chiostro di San Domenico allievi, colleghi e rappresentanti delle istituzioni hanno ricordato il percorso dello studioso e il suo contributo alla valorizzazione del patrimonio lametino

A cura di Redazione
04 ottobre 2026 12:00
Lamezia ha ricordato Roberto Spadea, l’archeologo che cambiò il volto della città - Foto: Redazione
Foto: Redazione
Condividi

Non soltanto uno studioso del passato, ma una figura capace di trasformare l’archeologia in uno strumento di conoscenza e partecipazione collettiva. È questo il ritratto di Roberto Spadea emerso dall'incontro promosso dall'Associazione Archeologica Lametina al Chiostro di San Domenico, dove allievi, colleghi, archeologi e rappresentanti delle istituzioni si sono ritrovati per ripercorrerne l'attività e il lascito culturale.

Un appuntamento nato per ricordare una figura che ha lasciato un segno profondo nella storia archeologica di Lamezia Terme, attraverso anni di ricerche, scavi e iniziative dedicate alla tutela del patrimonio.

Ad aprire l'incontro è stata Simona Bruni, direttrice del Museo Archeologico Lametino, che ha sottolineato il ruolo avuto da Spadea nella nascita e nello sviluppo della struttura museale. Il presidente dell'Associazione Archeologica Lametina, Rocco Purri, ha invece ripercorso alcune delle prime esperienze dello studioso sul territorio, soffermandosi sulle ricerche condotte nel 1974 nella villa romana di Pian delle Vigne, a Falerna.

Tra i contributi più significativi quello di Alfredo Ruga, già allievo di Spadea e oggi funzionario archeologo della Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Catanzaro e Crotone, con responsabilità sull'area di Lamezia Terme.

Particolarmente significativo anche il ricordo di Maria Teresa Iannelli, già direttrice del Museo Archeologico “Vito Capialbi” di Vibo Valentia, che ha riportato alla memoria una delle esperienze più importanti della carriera di Spadea: il lavoro legato al restauro dei Bronzi di Riace. In quell'occasione venne sperimentata la formula del cosiddetto “cantiere aperto”, consentendo al pubblico di seguire direttamente le operazioni di restauro.

La serata ha raccolto anche le testimonianze dell'archeologa Agnese Racheli, storica collaboratrice arrivata da Roma insieme a Mario Noviero, nipote dello studioso, dell'archeologa Anna Maria Rotella e del professor Lucio Leone.

Proprio Leone ha ricordato la vicenda dei reperti paleolitici scoperti a Casella di Maida da Dario Leone, successivamente donati al museo cittadino e musealizzati grazie all'intervento di Spadea.

Nel corso dell'incontro è intervenuta anche l'ex sindaca Doris Lo Moro, che ha richiamato due momenti considerati centrali per la crescita culturale della città: l'apertura del Museo Archeologico e la mostra dedicata al tesoro di Terina.

Dalle diverse testimonianze è emersa soprattutto una caratteristica del lavoro di Spadea: la volontà di rendere l'archeologia qualcosa di concretamente condiviso. I cantieri del Castello Normanno di Nicastro, dell'Abbazia Benedettina, di Terina e della chiesa dei Santi Quaranta di Caronte diventarono anche occasioni di coinvolgimento per studenti e cittadini.

Una visione che ha portato centinaia di giovani ad avvicinarsi direttamente alla ricerca archeologica e alla tutela dei beni culturali.

Il ricordo di Roberto Spadea, dunque, è diventato anche un'occasione per interrogarsi sul rapporto tra Lamezia e il suo patrimonio storico e archeologico: una memoria che non guarda soltanto a ciò che è stato, ma richiama la necessità di continuare a conoscere, proteggere e valorizzare le testimonianze custodite dal territorio.