Lamezia Terme - Gran finale di Caudex con il romanzo “Calùra”

Gangemi ha descritto il suo lavoro come un mosaico di memorie, un recupero di tradizioni orali

A cura di Redazione
13 marzo 2026 11:00
Lamezia Terme - Gran finale di Caudex con il romanzo “Calùra” - Foto: Ufficio stampa Caudex – Visioni Letterarie
Foto: Ufficio stampa Caudex – Visioni Letterarie
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Lamezia Terme - Si è concluso con un ultimo, suggestivo appuntamento Caudex – Visioni Letterarie, la rassegna che ha saputo trasformare la parola scritta in un’esperienza sensoriale unica. Sotto la sapiente regia e direzione artistica di Sabrina Pugliese, il Teatro Grandinetti di Lamezia Terme ha ospitato la presentazione di "Calùra", romanzo d'esordio di Saverio Gangemi edito da Rubbettino. L’incontro, che ha visto l’autore dialogare con Sabrina Pugliese e lo scrittore Marco Stefano Gallo, ha svelato la genesi profonda di un’opera nata passo dopo passo, nutrita dai racconti di famiglia custoditi intorno al calore di un braciere. Gangemi ha descritto il suo lavoro come un mosaico di memorie, un recupero di tradizioni orali che trovano forma in una scrittura densa, ricercata e intrisa di musicalità dialettale. Fondamentale, in questo percorso creativo, è stato il confronto generazionale con il padre, anch’egli scrittore: fu proprio lui a scorgere per primo il talento del figlio, incoraggiandolo a sottoporre il manoscritto al prestigioso Premio Calvino.

Il realismo magico di Gangemi

L’universo di "Calùra" abita un tempo e un luogo indefiniti, un’epoca arcaica dove la natura è matrigna, quasi una divinità punitiva, e lo scirocco, soffocante e implacabile, toglie il fiato ai vivi e ai morti. Al centro della scena domina l’ "albero della merda", unico riparo per la famiglia protagonista del romanzo contro un clima rovente, circondato da un cimitero di croci dove riposano gli avi. Qui, il realismo magico di Gangemi trova la sua massima espressione in Doriano, fanciullo cieco dotato del dono della divinazione onirica. Il ragazzo parla con le anime che non sanno rassegnarsi, vedendo laddove gli altri, accecati da una finta fede, smarriscono la via. La sofferenza dei personaggi non è solo fisica, legata alla fame o al calore estremo, ma soprattutto esistenziale. In "Calùra" si muore di solitudine e di mancanza di comunicazione, un silenzio che logora più di ogni malattia. La messa in scena ha restituito questa tensione tragica grazie alle interpretazioni straordinariamente intense degli attori Eugenio Nicolazzo, Walter Vasta, Gabriele Parisi, Vincenzo Muraca, Anna Broccardo, Angela Gaetano, Fedora Cacciatore e Arianna Perri. Le loro voci, intrecciate al suggestivo sussurro sonoro dei musicisti Vittorio Viscomi e Fabio Tropea, hanno dato corpo a un’umanità ridotta all'essenziale che, nel finale, esplode in un atto estremo di speranza teso a misurare il confine tra l'inferno della "calùra" e il ritorno alla normalità.