Lucano: «Mi sento figlio di Badolato, da qui imparai l'accoglienza»
L’eurodeputato ed ex sindaco di Riace ha ringraziato l’Università delle Generazioni per il Premio Badolato contro lo spopolamento, ricordando la vicenda dei profughi curdi del 1997
Mimmo Lucano si sente «figlio di Badolato». Lo ha detto nel corso di una lunga telefonata con l’Università delle Generazioni, dopo aver ricevuto nei giorni scorsi il “Premio Badolato di Calabria contro lo spopolamento”, conferito in occasione dei quarant’anni della vicenda del “paese in vendita”, avviata nel 1986.
L’eurodeputato, già sindaco di Riace, ha ripercorso le esperienze che hanno segnato il suo impegno nell’accoglienza e nella difesa dei piccoli centri. Un percorso che, nelle sue parole, affonda le radici proprio a Badolato, dove tra il 1997 e il 2002 si sviluppò una delle prime esperienze di accoglienza diffusa legate all’arrivo dei profughi curdi.
Lucano ha ricordato come la scelta di occuparsi delle persone più fragili sia nata, a suo dire, da una vocazione «ancestrale» e «istintiva», intrecciata all'idea di un possibile riscatto delle comunità marginali e dei territori destinati allo spopolamento. Nel suo racconto sono emerse anche figure che hanno rappresentato riferimenti importanti per la sua formazione, tra cui padre Alex Zanotelli e Pier Paolo Pasolini.
Un ruolo particolare, secondo Lucano, ebbe anche l'allora vescovo di Locri, monsignor Giancarlo Maria Bregantini, che sostenne l'esperienza dell'accoglienza sviluppatasi nella Locride.
Il modello Badolato
Nel corso della conversazione, Lucano ha indicato alcuni dei protagonisti dell'esperienza badolatese come veri maestri dell'accoglienza. Tra questi ha ricordato l'allora sindaco Gerardo Mannello, l'allora direttrice del CIR Calabria, Daniela Trapasso, e le numerose persone che contribuirono a gestire l'arrivo dei profughi curdi della nave Ararat, approdata sulle coste joniche calabresi il 27 dicembre 1997.
L'accoglienza coinvolse anche le abitazioni rimaste vuote nel borgo medievale di Badolato, trasformando un problema demografico e abitativo in un'esperienza concreta di ospitalità.
«Ho imparato l'accoglienza proprio a Badolato», avrebbe ricordato Lucano, individuando in quell'esperienza una delle radici di quello che sarebbe diventato successivamente il “Modello Riace”.
Il rapporto tra le due esperienze è stato raccontato anche attraverso il cinema. Badolato e Riace sono infatti al centro del film Il Volo, realizzato nel 2010 dal regista tedesco Wim Wenders, che dedicò alla Calabria e alle esperienze di accoglienza dei piccoli borghi una parte importante del suo lavoro.
Per Lucano, dunque, la storia di Badolato non rappresenta soltanto un episodio del passato. È una delle esperienze dalle quali ha tratto ispirazione per l'attività sviluppata successivamente a Riace, dove l'accoglienza dei migranti si è intrecciata con il tentativo di ripopolare case e territori segnati dall'emigrazione e dallo spopolamento.
A quarant'anni dall'inizio della vicenda del “paese in vendita”, il riconoscimento dell'Università delle Generazioni ha riportato al centro proprio quel collegamento: da Badolato a Riace, due esperienze calabresi accomunate dalla ricerca di nuove possibilità per i borghi e per le comunità che rischiano di perdere popolazione e servizi.
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