Morti sul lavoro, 701 vittime in Italia in otto mesi del 2026: Calabria tre le regioni con più vittime
La Calabria registra 19 morti in occasione di lavoro e rientra, insieme a Sicilia e Campania, tra le regioni con un’incidenza di mortalità superiore del 25% alla media nazionale
Nei primi otto mesi del 2026 sono 701 le persone che hanno perso la vita in Italia a causa di incidenti sul lavoro: 504 decessi sono avvenuti durante l’attività lavorativa, mentre 197 si sono verificati in itinere, ossia nel tragitto casa-lavoro. Il bilancio, aggiornato ad agosto, segna un aumento del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2025 e riporta al centro dell’attenzione il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro.
A preoccupare è anche la crescita delle denunce di infortunio, salite a 404.809, con un incremento del 5,4% su base annua. Il quadro delineato dall’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega evidenzia criticità particolarmente rilevanti nel Mezzogiorno, dove Calabria, Sicilia e Campania risultano in zona rossa per incidenza della mortalità sul lavoro.
Il commento dell’Osservatorio Vega
«Dopo i segnali di miglioramento registrati nei mesi precedenti, il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia torna a crescere: 701 decessi nei primi otto mesi del 2026, il 2,9% in più rispetto al 2025. Un dato che preoccupa e dimostra quanto sia ancora fragile il percorso verso una riduzione duratura delle morti sul lavoro».
È quanto sottolinea l’ingegnere Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, commentando i dati relativi al periodo gennaio-agosto 2026.
Rossato richiama l’attenzione soprattutto sulla situazione dei lavoratori stranieri, per i quali il rischio di mortalità in occasione di lavoro risulta oltre tre volte superiore a quello dei lavoratori italiani. Le vittime straniere, considerando sia gli incidenti durante l’attività lavorativa sia quelli in itinere, sono passate da 148 a 189, con un aumento del 27,7%.
«Sono differenze che impongono di interrogarsi sulle condizioni di lavoro e sull’efficacia degli interventi di prevenzione», osserva Rossato, evidenziando anche la necessità di rafforzare la formazione e rendere più rigorosi i controlli sull’applicazione delle misure di sicurezza.
Calabria, Sicilia e Campania in zona rossa
La classificazione elaborata dall’Osservatorio Vega individua tre regioni con un’incidenza di mortalità superiore al 125% della media nazionale: Calabria, Sicilia e Campania. L’indice medio nazionale, aggiornato ad agosto 2026, è pari a 20,9 decessi ogni milione di lavoratori.
In zona arancione si collocano Liguria, Puglia, Veneto, Toscana, Piemonte, Trentino-Alto Adige e Umbria. Sono invece in zona gialla Emilia-Romagna, Molise, Marche, Lombardia e Lazio. In zona bianca figurano Abruzzo, Sardegna, Basilicata, Friuli-Venezia Giulia e Valle d’Aosta.
La zonizzazione consente di confrontare il rischio tra territori con popolazioni lavorative differenti, utilizzando l’incidenza dei decessi anziché limitarsi al numero assoluto delle vittime.
Lombardia prima per numero di morti sul lavoro
Con 76 vittime in occasione di lavoro, la Lombardia registra il numero più elevato di decessi nei primi otto mesi dell’anno. Seguono la Campania con 50, il Veneto con 49, la Sicilia con 43 e l’Emilia-Romagna con 42.
La graduatoria prosegue con Piemonte (41), Lazio (39), Toscana (37), Puglia (31), Calabria (19), Liguria (17), Marche (12), Trentino-Alto Adige (11), Sardegna (9), Abruzzo e Umbria (8 ciascuna), Friuli-Venezia Giulia (7), Basilicata (3) e Molise (2). La Valle d’Aosta non registra decessi in occasione di lavoro nel periodo considerato.
Nel complesso, le vittime durante l’attività lavorativa sono 504, undici in più rispetto all’agosto 2025. I decessi in itinere sono invece 197, nove in più rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente.
L’età: rischio più elevato tra gli over 65
L’analisi per fasce anagrafiche evidenzia una maggiore incidenza della mortalità tra i lavoratori più anziani. Nei primi otto mesi del 2026, l’indice raggiunge quota 68,1 decessi ogni milione di occupati tra gli ultrasessantacinquenni.
Seguono la fascia tra i 55 e i 64 anni, con un’incidenza di 31,6, e quella tra i 15 e i 24 anni, con 27,6.
Se si considerano invece i numeri assoluti, il gruppo più colpito è quello dei lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con 177 vittime sulle 504 registrate durante l’attività lavorativa.
Donne: 63 vittime, in aumento dell’8,6%
Sono 63 le donne decedute nei primi otto mesi del 2026 per incidenti sul lavoro, cinque in più rispetto allo stesso periodo del 2025, con un incremento dell’8,6%.
Di queste, 35 hanno perso la vita durante l’attività lavorativa, sette in più rispetto all’anno precedente. Altre 28 sono decedute in itinere, due in meno rispetto al 2025.
Lavoratori stranieri: vittime in crescita del 27,7%
Il dato relativo ai lavoratori stranieri rappresenta uno degli elementi più critici del rapporto. Tra gennaio e agosto 2026 si contano 189 vittime straniere su un totale nazionale di 701, contro le 148 dello stesso periodo del 2025.
Dei 189 decessi, 137 sono avvenuti durante l’attività lavorativa e 52 nel tragitto casa-lavoro.
Il divario emerge anche dall’incidenza della mortalità: 53 decessi ogni milione di occupati stranieri, contro 17 ogni milione tra i lavoratori italiani. Un dato che richiama l’attenzione sulle condizioni operative, sulla formazione, sull’informazione e sull’effettiva applicazione delle misure di prevenzione.
Costruzioni, trasporti e manifattura i settori più colpiti
La distribuzione delle vittime per comparto conferma la particolare esposizione di alcuni settori produttivi.
Al primo posto si collocano le Costruzioni, con 83 decessi in occasione di lavoro. Seguono il Trasporto e Magazzinaggio, con 68 vittime, e le Attività Manifatturiere, con 62.
Anche il giorno della settimana presenta differenze nella distribuzione degli incidenti mortali. Il giovedì risulta quello con la quota più elevata di decessi, pari al 22,4%. Seguono il lunedì, con il 20%, e il martedì, con il 15,9%.
Denunce di infortunio: superata quota 404 mila
Alla fine di agosto 2026, le denunce di infortunio registrate in Italia sono 404.809, in aumento del 5,4% rispetto allo stesso periodo del 2025.
Il maggior numero di segnalazioni riguarda le Attività Manifatturiere, con 46.469 denunce. Seguono la Sanità, con 25.617, le Costruzioni, con 25.050, il Commercio, con 22.653, e il Trasporto e Magazzinaggio, con 22.475.
La ripartizione per genere evidenzia 146.011 denunce presentate da lavoratrici, di cui 114.173 relative a infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa. Per gli uomini le denunce sono 258.798, di cui 223.071 in occasione di lavoro.
Rilevante anche il dato relativo ai lavoratori stranieri: 89.253 denunce complessive, oltre un quinto del totale nazionale. Di queste, 74.567 riguardano infortuni avvenuti durante l’attività lavorativa, su un totale di 337.244 denunce riferite alla stessa categoria.
Come si misura il rischio di mortalità
L’incidenza degli infortuni mortali indica il numero di decessi avvenuti durante l’attività lavorativa ogni milione di occupati in una determinata area geografica, regionale o provinciale.
Questo indicatore permette di confrontare territori con dimensioni e popolazioni lavorative diverse, offrendo una lettura più significativa rispetto ai soli valori assoluti.
L’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega utilizza una classificazione cromatica per rappresentare il livello di rischio:
Zona bianca: incidenza inferiore al 75% della media nazionale.
Zona gialla: incidenza compresa tra il 75% della media nazionale e il valore medio.
Zona arancione: incidenza superiore alla media nazionale, fino al 125%.
Zona rossa: incidenza superiore al 125% della media nazionale.
I dati completi, insieme ai grafici e agli approfondimenti territoriali, sono consultabili sul sito www.vegaengineering.com/osservatorio.
Prevenzione e controlli, una priorità ancora aperta
Il bilancio dei primi otto mesi del 2026 restituisce un quadro che richiede attenzione: crescono le vittime sul lavoro, aumentano le denunce di infortunio e permangono differenze significative tra territori, fasce d’età e categorie di lavoratori.
La presenza di tre regioni meridionali in zona rossa evidenzia la necessità di mantenere alta l’attenzione sulla sicurezza anche a livello territoriale. Parallelamente, il divario che riguarda i lavoratori stranieri e l’incidenza più elevata tra gli over 65 indicano l’importanza di interventi di prevenzione adeguati alle diverse condizioni lavorative.
Formazione efficace, controlli puntuali, rispetto delle procedure e applicazione concreta delle misure di sicurezza restano strumenti essenziali per ridurre gli incidenti e tutelare la vita delle persone. I numeri dell’Osservatorio Vega riportano così al centro una questione che non riguarda soltanto le statistiche, ma la capacità di garantire ambienti di lavoro più sicuri in tutto il Paese.
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