Morti sul lavoro, la Calabria resta tra le regioni più a rischio

Il report Vega inserisce la regione nella fascia rossa. 17 le vittime nei primi sette mesi dell’anno e un indice di mortalità superiore alla media italiana

A cura di Redazione
11 settembre 2026 07:30
Morti sul lavoro, la Calabria resta tra le regioni più a rischio - Foto: Redazione
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Calabria - La Calabria resta tra le regioni italiane dove il rischio di morire sul lavoro è più elevato. È quanto emerge dal report dell’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega, che fotografa la situazione nazionale nei primi sette mesi del 2026. A fine luglio la Calabria è inserita nella zona rossa, quella riservata alle regioni con un’incidenza degli infortuni mortali superiore al 125% della media nazionale. Insieme alla Calabria si trovano nella stessa fascia Sicilia, Campania, Liguria e Puglia. Il dato nazionale di riferimento è di 17,8 morti sul lavoro ogni milione di lavoratori.

In Calabria 17 vittime in occasione di lavoro

Nei primi sette mesi dell’anno sono 17 le vittime registrate in Calabria in occasione di lavoro. Un numero che colloca la regione al decimo posto in Italia per decessi sul lavoro in termini assoluti. La graduatoria è guidata dalla Lombardia, con 66 vittime, seguita da Veneto (44), Campania (41), Sicilia (35), Emilia-Romagna (34), Piemonte (32), Toscana e Lazio (31), Puglia (29) e quindi Calabria (17).

Il dato assoluto, tuttavia, non è sufficiente per fotografare il reale livello di rischio di un territorio. Per questo l'Osservatorio utilizza l'indice di incidenza, che rapporta il numero dei decessi alla popolazione occupata e permette di confrontare regioni con dimensioni e numeri di lavoratori differenti. Ed è proprio sulla base di questo indicatore che la Calabria finisce nella fascia di maggiore rischio.

Una lieve diminuzione non basta

A livello nazionale, nei primi sette mesi del 2026, sono 595 le vittime sul lavoro, di cui 430 in occasione di lavoro e 165 durante il tragitto casa-lavoro. Rispetto allo stesso periodo del 2025 si registra una lieve diminuzione dei decessi. Un dato che, però, secondo l'Osservatorio non può essere interpretato come un segnale rassicurante.

«La lieve flessione delle morti sul lavoro rispetto all'anno scorso non può essere letta come un segnale rassicurante», sottolinea l'ingegner Mauro Rossato, presidente dell'Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega. Secondo Rossato, il miglioramento registrato nei primi mesi dell'anno starebbe progressivamente perdendo forza, mentre le denunce di infortunio risultano in aumento. A fine luglio sono infatti 368.085 le denunce di infortunio complessive, il 5,3% in più rispetto allo stesso periodo del 2025.

I lavoratori più esposti

Il report mette in evidenza anche alcune categorie particolarmente vulnerabili. Il rischio di mortalità più elevato riguarda gli over 65, con un'incidenza di 55,4 morti ogni milione di occupati. Seguono i lavoratori tra i 55 e i 64 anni, con un'incidenza di 27,3, e quelli tra i 15 e i 24 anni, con 21,9. Particolarmente significativo anche il dato relativo ai lavoratori stranieri. A livello nazionale sono 169 le vittime straniere nei primi sette mesi del 2026. Il loro indice di mortalità raggiunge 46,8 morti ogni milione di occupati, contro i 14,4 degli italiani: un rischio quindi più che triplo.

Costruzioni e trasporti tra i settori più colpiti

A livello nazionale, il maggior numero di decessi in occasione di lavoro si registra nel settore delle Costruzioni, con 76 vittime. Seguono Trasporto e Magazzinaggio, con 55, e Attività Manifatturiere, con 50. Numeri che riportano ancora una volta al centro il tema della prevenzione, della formazione e dei controlli, soprattutto nei settori e nelle fasce di lavoratori maggiormente esposti.

In Calabria resta alta l'attenzione

Il quadro delineato dall'Osservatorio consegna dunque una fotografia che merita attenzione anche in Calabria. La presenza della regione in zona rossa non significa soltanto registrare un numero di vittime, ma evidenzia un livello di rischio che, rapportato al numero degli occupati, risulta superiore alla media nazionale. La sicurezza sul lavoro torna così a essere una priorità che riguarda imprese, lavoratori e istituzioni. La lieve diminuzione dei decessi registrata a livello nazionale non sembra infatti sufficiente per parlare di un vero cambio di passo. Prevenzione e formazione, sottolinea l'Osservatorio, devono essere continue e concrete, entrando a pieno titolo nell'organizzazione quotidiana del lavoro.