Parco Li Comuni, Carpino: «Meno polemiche e più selvicoltura, un bosco non si ricostruisce contando gli alberelli»

Il consigliere comunale replica all’ex consigliere Russo: «Dopo l’incendio del 2021 messi a dimora circa 20mila semi e piantine autoctone. La rinaturalizzazione passa anche dalla rinnovazione naturale»

A cura di Redazione
27 settembre 2026 17:00
Parco Li Comuni, Carpino: «Meno polemiche e più selvicoltura, un bosco non si ricostruisce contando gli alberelli» - Foto Locandina Ufficiale comune di Catanzaro
Foto Locandina Ufficiale comune di Catanzaro
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CATANZARO – «Meno polemiche e più selvicoltura». È questo il messaggio lanciato dal consigliere comunale Alberto Carpino intervenendo sul dibattito relativo al Parco Li Comuni e, in particolare, sulle dichiarazioni dell’ex consigliere comunale Russo riguardanti la ricostituzione del patrimonio boschivo dopo il devastante incendio del 2021.

Carpino contesta innanzitutto l’impostazione basata sul semplice conteggio degli alberi ripiantati. «Quando si parla di boschi – sostiene – la materia è un po’ più complessa del semplicistico conteggio “albero tagliato-albero ripiantato”».

Secondo quanto riferito dal consigliere, dopo l’incendio sono stati messi a dimora «circa 20.000 tra semi e piantine autoctone», una parte dei quali proveniente proprio dal Bosco Li Comuni.

Ma, sottolinea Carpino, la rinaturalizzazione di un'area forestale non può essere assimilata alla sistemazione di un giardino pubblico. «Un bosco non è un giardino pubblico – afferma – e la rinaturalizzazione non consiste nel mettere ordinatamente una piantina al posto di ogni albero bruciato».

Per il consigliere, la ricostituzione dell’area deve essere letta alla luce del percorso tecnico avviato dopo l’incendio, che ha coinvolto Comune di Catanzaro, Calabria Verde e Università Mediterranea di Reggio Calabria. L’obiettivo, spiega, è stato quello di accompagnare la rigenerazione dell’ecosistema attraverso interventi di ingegneria naturalistica e, dove le condizioni lo consentono, favorire la rinnovazione naturale del bosco.

Su circa cinque ettari, riferisce ancora Carpino, sono stati realizzati interventi di ingegneria naturalistica, mentre una parte dei tronchi danneggiati dall’incendio è stata riutilizzata direttamente sul posto per opere antierosive e sistemazioni naturalistiche.

Un elemento che, secondo il consigliere, dovrebbe essere considerato anche nel dibattito sulla destinazione del materiale legnoso. «Il legno morto può essere esso stesso una risorsa per il bosco», spiega, perché può contribuire alla protezione del terreno, al contenimento dell’erosione, alla restituzione di sostanza organica e alla creazione di condizioni favorevoli alla ricostituzione dell’ecosistema.

Carpino invita quindi a considerare anche il ruolo della rinnovazione naturale. Le piante madri sopravvissute all’incendio, osserva, continuano a disseminare e i semi possono germinare naturalmente, dando origine a una nuova generazione di vegetazione.

«Dove esistono le condizioni ecologiche – sostiene – la rinnovazione naturale va assecondata, protetta e monitorata, accompagnandola con gli interventi selvicolturali necessari».

È questo, secondo Carpino, il significato della rinaturalizzazione: permettere alla vegetazione di riconquistare progressivamente gli spazi, favorire le dinamiche naturali dell’ecosistema e intervenire tecnicamente laddove necessario per contrastare l’erosione, proteggere il suolo e accompagnare l’evoluzione del soprassuolo forestale.

Sul tema della destinazione del restante materiale legnoso, il consigliere precisa che «nulla impedisce all’ex consigliere comunale Russo di chiedere agli uffici competenti e a Calabria Verde ogni puntuale informazione sulle quantità e sulle destinazioni». La richiesta di documenti e chiarimenti, sottolinea, «è assolutamente legittima».

Diverso, secondo Carpino, è il piano delle insinuazioni. «Insinuare dubbi prima di conoscere gli atti, gli interventi effettuati e le tecniche adottate per la rinaturalizzazione del bosco è invece un modo assai diverso di affrontare una questione pubblica», afferma.

Il consigliere richiama infine il percorso che ha portato, a cinque anni dall’incendio del 2021, alla restituzione integrale del Parco Li Comuni alla città, evidenziando il lavoro svolto da istituzioni, tecnici, università, Calabria Verde, associazioni e realtà del territorio.

Per Carpino, il confronto sul futuro del parco resta necessario, ma dovrebbe partire dai dati e dalle caratteristiche dell’ecosistema. «Si può certamente discutere se gli interventi siano sufficienti, se occorra fare ancora di più e quali ulteriori azioni debbano essere programmate. Questo è il confronto politico che serve alla città. Ma almeno partiamo dai fatti».

Da qui anche l’invito a utilizzare correttamente la denominazione dell’area: Parco Li Comuni, e non semplicemente una “pineta” da ricostruire identica a quella precedente all’incendio.

«Il Parco Li Comuni non si ricostruisce con gli slogan e nemmeno contando gli alberelli per costruire un titolo di giornale – conclude Carpino –. Si ricostruisce con la selvicoltura, con l’ingegneria naturalistica, con il contrasto all’erosione, con la rinnovazione naturale, con il monitoraggio e, soprattutto, rispettando i tempi di un ecosistema forestale».

«Perché un bosco non è un’aiuola e la natura non procede secondo le scadenze della polemica politica. La natura ha tempi lunghi. La polemica politica, evidentemente, molto meno».