“Predatori”, il libro che smaschera il finto onore mafioso: a Catanzaro il 30 gennaio la presentazione con Celeste Costantino
Il saggio indaga il controllo dei corpi da parte delle mafie e la violenza silenziosa che attraversa l’Italia, tra storie di abusi, femminicidi e sfruttamento sessuale
CATANZARO – Parlare delle violenze che non fanno rumore significa rompere l’invisibilità che le protegge e restituire dignità alle vittime, mostrando come la conoscenza sia uno strumento fondamentale per indebolire il potere mafioso.
Venerdì 30 gennaio, dalle 17, il Centro polivalente “Maurizio Rossi” di Catanzaro ospiterà la presentazione del libro “Predatori. Sesso e violenza nelle mafie” di Celeste Costantino, un saggio che mette a nudo uno degli aspetti più oscuri e meno raccontati del crimine organizzato: il controllo dei corpi come strumento di dominio.
L’iniziativa è promossa dall’Associazione Astarte e dal Centro Calabrese di Solidarietà ETS, con il coinvolgimento della Fondazione Una Nessuna Centomila e di Libera – Associazioni, nomi e numeri contro le mafie. A moderare l’incontro sarà Maria Rita Galati, con un intervento musicale di Januaria Carito, che proporrà brani dal nuovo album Santi. Dall’onirico al risveglio.
Nel saggio, Celeste Costantino – vicepresidente della Fondazione Una Nessuna Centomila e componente dei board di UN Women Italy e Cospe – parte da un presupposto chiaro e spiazzante: le mafie controllano i territori, ma il loro potere più profondo è esercitato sui corpi. È qui che crolla il mito dell’onore mafioso.
“Predatori” indaga il legame tra cultura patriarcale e organizzazioni criminali, raccontando storie di molestie, abusi su minori, sfruttamento sessuale e stupri, spesso accompagnati da un silenzio imposto che diventa complicità collettiva. Dall’Italia, dal Parco Verde di Caivano fino alla Calabria, il libro ripercorre vicende che vanno dalla ragazza di Seminara, violentata da un branco legato alla ’ndrangheta, fino all’adolescente abusata a Melito di Porto Salvo e alla giovane di Oppido Mamertina, tutte storie che hanno faticato a emergere.
Un intero capitolo è dedicato ai femminicidi, analizzati come esito estremo di logiche di possesso e controllo, mentre un altro approfondisce il tema della prostituzione, diventata per i clan un affare redditizio e a basso rischio, segno di come lo sfruttamento dei corpi sia parte integrante dell’economia mafiosa.
Come sottolinea Antonio Nicaso nella prefazione, il mito dell’intoccabilità di donne e bambini è una menzogna: la presunta sacralità della famiglia mafiosa crolla davanti alla realtà di una sessualità distorta e abusiva, che condanna le donne due volte, come vittime e come prigioniere del silenzio.
Le mafie temono ciò che viene raccontato senza filtri. Ogni storia che esce dall’ombra, ogni parola che rompe il silenzio, diventa una crepa nel loro sistema di dominio. Il merito del libro di Costantino è proprio questo: raccontare verità dirette e coraggiose che, condivise, si trasformano in un vero e proprio antidoto sociale, fatto di memoria e resistenza.
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