Protesta sospesa in Calabria, i Costruttori Nautici dei Due Mari: «Attenzione altissima, imprese e pesca in crisi»
Il presidente Claudio Guarascio richiama l’attenzione su caro energia, burocrazia e concorrenza estera.
Lamezia Terme – Si sono fermati i blocchi, non si sono esaurite le ragioni della protesta. Resta la crescente difficoltà delle imprese italiane a competere in mercati globali nei quali costi, regole e condizioni di produzione non sempre sono equivalenti. Un'emergenza aggravata dalla nuova accelerazione dell'inflazione, salita a settembre al 4,2%, con un incremento del 22,6% dei prezzi energetici su base annua. La sospensione dei presidi ha riaperto lo spazio del confronto. Adesso occorre affrontare le cause strutturali della crisi.
GUARASCIO: PROTESTA HA DATO VOCE A UN'ITALIA CHE PRODUCE IN SILENZIO
È la riflessione dell'Associazione Costruttori Nautici dei Due Mari che, attraverso il Presidente Claudio Guarascio, lancia un appello a mantenere altissima l'attenzione sulle ragioni della vertenza, rinnovando il proprio sostegno alle categorie produttive calabresi e riconoscendo il senso di responsabilità dimostrato dagli autotrasportatori con la sospensione della mobilitazione. Una scelta che non deve essere interpretata come il superamento delle criticità denunciate, ma come un'apertura al dialogo istituzionale. Il venir meno dei blocchi non può e non deve coincidere con un allentamento dell'impegno a individuare risposte per chi produce, lavora e garantisce ogni giorno la tenuta dell'economia reale.
CALABRIA, LA FORZA DI UNA PROTESTA SENZA DEVASTAZIONI
C'è un altro elemento che merita di essere riconosciuto. La mobilitazione calabrese si è distinta per il carattere sostanzialmente pacifico, ordinato e responsabile dei suoi presidi, senza le degenerazioni che hanno invece segnato altre manifestazioni contro il carovita nel Centro-Nord Italia e in Francia. Da Milano a Torino e Bologna, fino alle gravi devastazioni registrate a Parigi e in altre città francesi, episodi di violenza, saccheggi e danneggiamenti hanno finito per colpire proprio quel tessuto di imprese, lavoratori e famiglie che le proteste avrebbero dovuto tutelare, compromettendo anche decoro e sicurezza urbane. In Calabria – scandisce il Presidente - si è scelto di manifestare il disagio senza trasformare la protesta in distruzione. Una differenza di metodo che dà ancora più forza e credibilità alle rivendicazioni del mondo produttivo.
IL MERCATO GLOBALE NON PUÒ AVERE REGOLE A DUE VELOCITÀ
La pressione esercitata dai grandi sistemi produttivi internazionali, a cominciare dalla Cina, rappresenta una sfida che non può essere affrontata dalle singole imprese. Secondo la FAO, nel 2024 le esportazioni ittiche cinesi hanno raggiunto circa 20,2 miliardi di dollari su scala mondiale. È la dimensione di un mercato nel quale la capacità produttiva, le economie di scala e le differenti condizioni operative incidono profondamente sulla concorrenza. Il problema – sottolinea il presidente - non è limitare gli scambi commerciali, ma assicurare reciprocità: chi produce in Italia rispettando prescrizioni ambientali, obblighi di sicurezza, standard qualitativi e tutele del lavoro deve poter competere con merci realizzate secondo requisiti effettivamente comparabili. Altrimenti il rispetto delle regole rischia di trasformarsi in uno svantaggio competitivo
IL PARADOSSO DI UN PAESE DI MARE CHE DIPENDE DALLE IMPORTAZIONI
È soprattutto nel comparto ittico che questa contraddizione assume dimensioni emblematiche. Secondo i dati dell'Osservatorio europeo EUMOFA, nel 2024 l'Unione Europea ha importato da Paesi extra-UE circa 5,9 milioni di tonnellate di prodotti della pesca e dell'acquacoltura, per un valore di 29,9 miliardi di euro. La produzione europea copriva appena il 38,1% del fabbisogno nel 2023. L'Italia, nello stesso mercato, ha registrato nel 2024 importazioni per circa 7,6 miliardi di euro. Anche nel Mediterraneo la pressione commerciale è evidente: basti pensare che, sempre nel 2024, l'Unione Europea ha importato dal solo Marocco oltre 25 mila tonnellate di sardine preparate o conservate.
NON POSSIAMO LASCIARE I NOSTRI PESCATORI SENZA MERCATO
Le nostre marinerie – sottolinea Guarascio – hanno affrontato costi sempre più difficili da sostenere, a partire dal carburante, mentre una parte crescente della domanda viene soddisfatta attraverso produzioni provenienti dall'estero. È una condizione che merita una riflessione seria. La pesca rappresenta una componente fondamentale dell'economia calabrese e mediterranea, con il suo patrimonio di imprese, famiglie, competenze e tradizioni produttive. Non possiamo chiedere ai pescatori di rispettare standard sempre più impegnativi senza garantire loro condizioni di mercato eque. Difendere la pesca italiana significa difendere anche la sicurezza economica delle comunità costiere e la capacità del Paese di valorizzare le proprie risorse.
BUROCRAZIA, IL MADE IN ITALY NON PUÒ CORRERE CON IL FRENO TIRATO
La stessa riflessione riguarda direttamente la nautica. I cantieri italiani affrontano una competizione internazionale nella quale l'innovazione, la qualità e l'eccellenza artigianale devono confrontarsi con rincari delle materie prime, dell'energia e della logistica, oltre che con un carico burocratico spesso sproporzionato rispetto alle dimensioni delle imprese. Semplificare – precisa il Presidente dell’Associazione dei Costruttori Nautici dei Due Mari - non significa abbassare i livelli di sicurezza o di tutela ambientale, ma eliminare passaggi inutili, ridurre i tempi amministrativi e rendere più agevole investire, produrre e raggiungere i mercati esteri. Una sfida che accomuna cantieri, imprese agricole e attività della pesca: non chiedere privilegi, ma poter lavorare senza essere penalizzati da costi e procedure che comprimono ogni margine di competitività.
LA SOSPENSIONE È UN SEGNALE DI FIDUCIA, ORA SERVONO RISPOSTE
La Calabria – conclude Guarascio – ha dimostrato, attraverso questa vertenza, che agricoltori, pescatori, autotrasportatori e imprese condividono problemi che non possono più essere affrontati separatamente. La sospensione della protesta ha rappresentato un atto di responsabilità e di fiducia nel confronto istituzionale. Ora quella fiducia deve trovare risposte. Non vogliamo un'Italia che si chiuda ai mercati internazionali, ma un'Italia capace di competere senza rinunciare alla qualità, alle proprie imprese e alla dignità del lavoro. È su queste condizioni che si misura il futuro del nostro sistema produttivo: garantire a chi lavora la possibilità di continuare a farlo, senza essere costretto a scegliere tra il rispetto delle regole e la sopravvivenza della propria attività.
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