Reflui nel torrente Soveria Simeri, denunciata la legale rappresentante di una società
Dalla foce, dopo le segnalazioni dei bagnanti, i Carabinieri hanno risalito il corso d’acqua fino a individuare la presunta fonte dell’inquinamento
CATANZARO – Una macchia marrone alla foce del torrente Soveria Simeri, segnalata da numerosi bagnanti al numero unico di emergenza 112, ha fatto scattare l’intervento dei Carabinieri della Stazione di Sellia Marina. Le verifiche hanno portato alla denuncia di una donna di 48 anni, amministratrice e legale rappresentante di una società attiva nel settore della lavorazione degli inerti, ritenuta responsabile di un presunto illecito sversamento di reflui industriali non trattati.
La denuncia è stata formalizzata nella mattinata di giovedì 27 agosto 2026 e la donna è stata deferita in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro.
L’episodio risale al pomeriggio dello scorso 8 agosto, quando diverse persone presenti in spiaggia avevano notato una vistosa colorazione anomala dell’acqua alla foce del torrente, le cui acque raggiungono il mare lungo la costa ionica.
I militari dell’Arma, intervenuti dopo le segnalazioni, hanno quindi risalito l’alveo del corso d’acqua fino a raggiungere il territorio di Soveria Simeri. Qui avrebbero individuato una condotta di notevoli dimensioni, collocata in prossimità del perimetro di uno stabilimento, dalla quale fuoriusciva un consistente flusso di liquido denso e di colore marrone, destinato a riversarsi direttamente nel torrente.
Le successive verifiche all’interno dell’impianto avrebbero fatto emergere un quadro di presunte irregolarità ambientali. Al momento dell’accesso dei Carabinieri, la linea di lavorazione degli inerti risultava in funzione e i liquidi utilizzati per il lavaggio sarebbero stati convogliati in vasche di decantazione, per poi defluire verso l’esterno attraverso la condotta individuata.
Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, lo scarico sarebbe avvenuto senza un preventivo trattamento di chiarificazione. Per interrompere le conseguenze dell’illecito, i militari hanno disposto l’immediata cessazione del ciclo produttivo e prelevato alcuni campioni del refluo.
Gli accertamenti di laboratorio effettuati dall’A.R.P.A.CAL., l’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente della Calabria, hanno confermato il quadro emerso durante i primi sopralluoghi. In particolare, sarebbe stato rilevato un valore di solidi sospesi pari a circa venti volte il limite consentito.
Dalle verifiche non sarebbero invece emerse conseguenze nocive per la balneazione. Gli ulteriori accertamenti sulla documentazione dell’azienda avrebbero inoltre consentito di appurare la presunta assenza di un valido titolo autorizzativo per lo scarico nei corpi idrici superficiali.
La 48enne è stata quindi denunciata in stato di libertà alla Procura della Repubblica di Catanzaro.
Il procedimento penale è tuttora pendente nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, nei confronti dell’indagata vige il principio di non colpevolezza fino a eventuale sentenza definitiva.
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