Sanità calabrese, il Pd: «Case di Comunità senza personale e sistema al collasso»

Il Gruppo dem denuncia le criticità della riorganizzazione dell'assistenza territoriale: «Servono investimenti sul capitale umano, non solo nelle strutture»

A cura di Redazione
09 luglio 2026 16:30
Sanità calabrese, il Pd: «Case di Comunità senza personale e sistema al collasso» -
Condividi

Il Gruppo del Partito Democratico interviene sullo stato della sanità calabrese, denunciando quelle che definisce gravi criticità nell'attuale modello di riorganizzazione dell'assistenza territoriale. Secondo i consiglieri dem, il sistema attribuisce ai medici di medicina generale un carico di responsabilità non sostenibile, rischiando di compromettere il funzionamento dell'intera rete sanitaria.

«La sanità calabrese non può essere gestita come fosse una partita a scacchi e il medico di famiglia non può e non deve essere considerato come "la Regina". Purtroppo, nella scacchiera della nostra regione, non può muoversi in tutte le direzioni», afferma il Gruppo Pd.

Nel mirino del Partito Democratico c'è il piano di riorganizzazione dell'assistenza territoriale, che prevede per i medici di medicina generale l'assistenza ai propri pazienti, la partecipazione ai turni nelle Aggregazioni Funzionali Territoriali (Aft) e il servizio nelle Case di Comunità. «Insieme alla formazione professionale ci vorrebbe il dono dell'ubiquità. Qualcosa non quadra e il progetto risulta fallace già in partenza», si legge nella nota.

Il Pd richiama inoltre i dati relativi alla diminuzione dei medici di famiglia in Calabria. Secondo quanto evidenziato, i professionisti attivi sono poco più di 800, con un'età media elevata. Tra il 2019 e il 2024 il loro numero sarebbe diminuito del 20,2%, una flessione superiore alla media nazionale del 14,1%. «A fronte di questa carenza il paradosso è che i medici di base vengono addirittura sanzionati dalla Regione rispetto alle prestazioni mediche effettuate nei confronti dei pazienti», sostengono i dem.

Il Gruppo Pd punta poi l'attenzione sulle Case di Comunità finanziate attraverso il Pnrr, che rischierebbero di restare prive del personale necessario. «Il cortocircuito a cui si assiste oggi, con le Case di Comunità cresciute a colpi di fondi Pnrr ma con personale inesistente, è di avere scatole vuote senza professionalità all'interno. Quella dei finanziamenti del Piano nazionale di ripresa e resilienza si sta rivelando sempre più un'occasione persa».

Per il Partito Democratico, agli investimenti infrastrutturali avrebbe dovuto affiancarsi un piano di rafforzamento del personale sanitario. «Andava previsto un investimento sugli operatori sanitari per garantire la pianificazione dei turni e lo sviluppo strategico delle competenze mediche e infermieristiche, così da assicurare un'assistenza di qualità».

Le criticità, secondo il Pd, emergono con particolare evidenza nel settore dell'emergenza-urgenza. «Oggi ci troviamo a tirare una coperta sempre più corta che evidenzia le sue fragilità maggiori nel servizio di emergenza-urgenza, che si traducono nel collasso del 118 e nell'abuso dell'elisoccorso: il paradosso più doloroso e costoso».

Nella nota si evidenzia inoltre come la carenza di medici stia incidendo sull'organizzazione dei soccorsi. «Sempre più mezzi di soccorso partono solo con infermiere e autista soccorritore. Figure straordinarie, ma che per legge non possono fare diagnosi avanzate o somministrare determinati farmaci salvavita in autonomia. L'elisoccorso è spesso usato come "taxi" per traumi minori: se su un trauma stradale non c'è il medico a terra per stabilizzare e gestire il dolore, la centrale operativa è obbligata a far alzare l'elicottero».

Il Gruppo Pd conclude chiedendo un cambio di rotta nella programmazione sanitaria regionale. «Un quadro sconnesso e surreale che purtroppo è la fedele fotografia dello stato dell'arte. Tornare a investire prima di tutto sul capitale umano è la prima vera mossa per risollevare la nostra sanità».