Sanità, CGIL all’attacco: “Fabbisogni 2026 fittizi e confronto negato”

Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo denuncia numeri sottostimati, servizi esclusi e assenza di dialogo: “Così si indebolisce la sanità pubblica”

A cura di Redazione
04 febbraio 2026 12:00
Sanità, CGIL all’attacco: “Fabbisogni 2026 fittizi e confronto negato” -
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Cgil Area Vasta Catanzaro-Crotone-Vibo e Fp Cgil Area Vasta alzano il livello dello scontro sulla programmazione sanitaria e denunciano una gestione definita unilaterale e priva di confronto sui fabbisogni del personale per il 2026. Secondo i sindacati, le scelte sarebbero state assunte senza alcuna informativa preventiva, escludendo deliberatamente le organizzazioni sindacali e violando le regole fondamentali delle relazioni sindacali. “I fabbisogni di personale per il 2026 sono stati definiti senza alcuna informativa preventiva, escludendo deliberatamente le organizzazioni sindacali dal confronto”, affermano il segretario generale della Cgil Area Vasta Enzo Scalese e il segretario generale della Fp Cgil Area Vasta Franco Grillo.

Per i due dirigenti sindacali, la gravità della scelta è aggravata dal mancato coinvolgimento di una sigla confederale come la CGIL, che dovrebbe essere parte integrante dei processi decisionali in un settore strategico come la sanità pubblica. “Escludere la CGIL significa negare una visione complessiva del sistema, che tenga insieme lavoro, diritti, organizzazione dei servizi e bisogni delle comunità”, sottolineano.

Nel merito, la programmazione del fabbisogno 2026 viene giudicata politicamente e tecnicamente inadeguata, con numeri ritenuti ampiamente sottostimati rispetto alle reali carenze di personale già evidenti nei servizi. “Una sottostima che non è neutra, ma funzionale a una gestione puramente contabile della sanità, scollegata dalla realtà”, accusano Scalese e Grillo.

Nel mirino finiscono anche le esclusioni ritenute più gravi: dalla sanità e medicina penitenziaria a vaste aree del territorio, fino a figure professionali considerate essenziali. “Inspiegabile l’assenza o la drastica riduzione delle ostetriche ospedaliere, nonostante il loro ruolo centrale nei percorsi nascita e nella tutela della salute di donne e neonati”, rimarcano.

Forte la critica anche sulla mancata programmazione delle Case di Comunità, indicate come perno della sanità di prossimità ma, nei fatti, prive di un adeguato piano di personale. “Senza risorse umane adeguate rischiano di restare solo contenitori vuoti, utili alla propaganda ma incapaci di rispondere ai bisogni reali dei cittadini”, si legge nella nota. Secondo la CGIL, questa impostazione produce un progressivo arretramento del diritto alla salute, scaricando sulle lavoratrici e sui lavoratori carichi di lavoro sempre più pesanti e compromettendo la sicurezza delle cure.

Cgil Area Vasta e Fp Cgil Area Vasta chiedono quindi l’immediata apertura di un tavolo di confronto, il pieno riconoscimento del ruolo confederale della CGIL e una revisione radicale dei fabbisogni 2026 che includa carcere, territorio, ostetriche ospedaliere e Case di Comunità. “Continuare su questa strada significa fare una scelta politica precisa: indebolire la sanità pubblica e allontanarla dai bisogni delle persone e dei territori”, concludono Scalese e Grillo, lanciando infine un appello a tutte le forze sociali, ai sindaci e al prefetto per denunciare quella che definiscono “superficialità, o peggio incompetenza professionale, del management aziendale” nella redazione di un documento giudicato inefficace per il rilancio del sistema sanitario calabrese e, in particolare, vibonese.