Scapigliatura, l’eresia antiromantica che sfidò l’Italia post-risorgimentale

Domenica 27 settembre al Museo del Rock di Catanzaro, Luigi La Rosa e gli attori di Graecalis protagonisti del nuovo appuntamento di “Lett(erat)ure Eretiche”, tra provocazione, ribellione e crisi dei modelli culturali dominanti

A cura di Redazione
22 settembre 2026 20:00
Scapigliatura, l’eresia antiromantica che sfidò l’Italia post-risorgimentale - Foto: Redazione
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Catanzaro - Dopo la pausa estiva, torna “Lett(erat)ure Eretiche. Autori che scardinano le regole”, la rassegna promossa dal Comitato di Catanzaro della Società Dante Alighieri nell’ambito delle attività culturali per il 2026. Il prossimo appuntamento è in programma domenica 27 settembre alle ore 18.30, al Museo del Rock di Catanzaro, con un incontro dal titolo “L’eresia antiromantica: la Scapigliatura”.

A guidare il pubblico sarà il prof. Luigi La Rosa, consulente letterario del Comitato Dante Alighieri, mentre le letture dei brani saranno affidate agli attori dell’Associazione Graecalis, riportando la parola degli autori al centro dell’incontro.

 “Lett(erat)ure Eretiche” nasce per attraversare la storia della letteratura italiana da una prospettiva laterale, andando alla ricerca di quelle voci che hanno scelto di non adeguarsi alla moda culturale del proprio tempo. Forme di dissenso, rottura e sperimentazione diventano così la chiave per rileggere autori e opere che hanno messo in discussione i canoni dominanti, talvolta pagando il prezzo dell’incomprensione o della marginalità. Sono opere a lungo considerate “minori”, autori di indiscussa levatura che hanno seguito strade alternative e poeti che hanno scelto di abbandonare la lingua letteraria “alta” per affidarsi al dialetto. Eretici, appunto, perché capaci di prendere le distanze dalle regole consolidate e di aprire, spesso, prospettive nuove.

È dentro questa traiettoria che si colloca la Scapigliatura, una delle prime manifestazioni di aperta insofferenza nei confronti della cultura italiana post-risorgimentale. Una ribellione che non nasce soltanto sulla pagina, ma investe anche il modo di stare al mondo. Gli scapigliati mettono in discussione il perbenismo, il moralismo e le convenzioni della società del tempo fino a fare del proprio stesso comportamento una dichiarazione di dissenso. Il termine “scapigliato”, del resto, richiama proprio l’immagine di chi si presenta “spettinato”, fuori dall’ordine e dalle convenzioni.

Ma dietro quella provocazione esteriore c’è una crisi più profonda.

«La Scapigliatura – anticipa il prof. Luigi La Rosa – esprime una forma di ribellione nei confronti di quello che era ormai considerato il nucleo consolidato della cultura italiana. Non si tratta soltanto di una protesta artistica: la contestazione parte dall’atteggiamento, dal comportamento, dal modo stesso di vivere».

È una generazione che si trova a fare i conti con un'Italia diversa da quella delle grandi battaglie risorgimentali. L’orizzonte eroico del Risorgimento si è esaurito, l’unificazione è ormai compiuta e sembra arrivato il momento di raccogliere i frutti di quella stagione. Ma proprio qui si apre una frattura. La società italiana si assesta attorno a un diffuso moralismo e a un perbenismo che, secondo lo sguardo degli scapigliati, nascondono un profondo vuoto e l’incapacità di leggere i cambiamenti che stanno attraversando il Paese.

Anche la cultura ha il suo monumento: Alessandro Manzoni. E proprio Manzoni diventa uno dei bersagli della provocazione scapigliata, non tanto per la sua opera quanto per la trasformazione del suo pensiero in un modello rigido da parte dei cosiddetti manzoniani. «Gli scapigliati – spiega La Rosa – vedono in quella cultura la responsabilità della linea che la società italiana aveva intrapreso». La polemica assume così toni volutamente irriverenti, arrivando a colpire quello che era ormai diventato un vero e proprio simbolo della cultura nazionale.

Emilio Praga, in una delle poesie più note della Scapigliatura, si rivolge infatti al “casto poeta che l’Italia adora” e arriva a pronunciare una formula volutamente dissacrante: “Cristo è rimorto”. Una provocazione che condensa la volontà di colpire non soltanto Manzoni, ma l’intero sistema di valori — religiosi, morali e culturali — che la sua figura rappresentava nell’immaginario dell'Italia post-risorgimentale.

Per gli scapigliati, però, la Francia offre un altro possibile orizzonte. Lo sguardo si rivolge ai poeti maledetti, alla loro capacità di utilizzare ironia, provocazione, sberleffo e trasgressione per mettere in crisi i valori della società borghese. È un confronto che alimenta il desiderio di rompere con una cultura percepita come rassicurante e conformista e di dare forma a un disagio generazionale che non trova più nei vecchi ideali il proprio linguaggio.

Ma proprio qui emerge una delle questioni più interessanti che La Rosa porterà all’attenzione del pubblico: quanto è stata davvero incisiva, sul piano artistico, la Scapigliatura?

«Sono tempestivi ed efficaci nella protesta – osserva La Rosa – ma sostanzialmente nulli nella proposta». La forza degli scapigliati risiede soprattutto nella capacità di attaccare gli idoli e i valori dominanti, mentre appare più fragile la costruzione di un’alternativa artistica e culturale altrettanto solida. Molti protagonisti del movimento conducono vite segnate dall’emarginazione, dall’alcol, dalle droghe e dalla malattia, fino a trasformare il proprio stesso corpo e il proprio stile di vita in una forma di protesta.

È una ribellione che, prima ancora di essere ascoltata, vuole essere vista. Capelli, abiti, comportamenti diventano segni attraverso i quali dichiarare la propria estraneità rispetto alla società dominante. Un tratto che permette di aprire anche un inatteso filo rosso con movimenti di contestazione successivi, dal Sessantotto ad altre forme di ribellione giovanile. Non per sovrapporre epoche profondamente diverse, ma per interrogarsi su un meccanismo ricorrente: quando una generazione sente di non riconoscersi più nei valori esistenti, la prima rivoluzione può cominciare proprio dal modo di presentarsi al mondo.

Resta però una domanda: cosa viene dopo la protesta? È forse questo il limite più significativo della Scapigliatura. La contestazione è forte, talvolta feroce, ma la proposta di un modello alternativo appare molto più sfuggente. Una tensione che rende la Scapigliatura interessante non soltanto per ciò che ha costruito, ma anche per ciò che non è riuscita a costruire.

È proprio in questa contraddizione — tra la forza della rottura e la fragilità della proposta — che “Lett(erat)ure Eretiche” trova una delle sue domande centrali: che cosa significa davvero essere eretici nella letteratura? Non soltanto rifiutare una regola, ma mettere alla prova un sistema di valori, aprire una crepa, costringere chi viene dopo a guardare ciò che prima sembrava intoccabile.

Dopo l’appuntamento del 27 settembre, che segna la ripresa del percorso dopo la pausa estiva e inaugura il calendario degli incontri proseguirà il 4 ottobre e il 18 ottobre, per poi accompagnare il pubblico fino alla conclusione del progetto entro la fine dell’anno.

“Lett(erat)ure Eretiche. Autori che scardinano le regole” è un progetto realizzato con il sostegno della Società Dante Alighieri.