Sorbo San basile - Gran finale del

Verrà inaugurato Spazio Otto, un centro di documentazione multimediale, dove sarà proiettato “I sonagli verso i confini”

A cura di Redazione
23 aprile 2026 11:00
Sorbo San basile - Gran finale del - Foto: Ufficio stampa Mabos
Foto: Ufficio stampa Mabos
Condividi

Sorbo San Basile - A suggellare l’ottava edizione di SENSE – Festival della Sila Autentica, progetto culturale ideato e promosso dal MABOS - Museo d’Arte del Bosco della Sila, che dal primo weekend di aprile sta attirando centinaia di visitatori, tra spettacoli, laboratori, percorsi esperienziali e convegni, non poteva che essere un evento dedicato alla figura di Mario Giacomelli. Laddove, dal 2023, è esposta la mostra permanente Camera oscura, composta da 25 fotografie giacomelliane, ispirate dai versi del poeta Franco Costabile, domenica 3 maggio, sarà inaugurato Spazio Otto, un centro di documentazione multimediale dedicato a fotografia, letteratura e memoria territoriale.

Un luogo di consultazione e ricerca

«Immerso nel bosco della Sila, questo spazio nasce come naturale estensione del percorso avviato con l’esposizione di una selezione degli scatti realizzati dal fotografo di fama internazionale durante il suo viaggio in Calabria, nel 1984. Abbiamo sentito l’urgenza di creare un archivio che integra dispositivi multimediali e cataloghi d’arte» spiega Mario Talarico, fondatore del Mabos. Spazio Otto si configura, infatti, come luogo di consultazione e ricerca, che custodisce cataloghi d’arte di Mario Giacomelli, testi poetici di Franco Costabile, saggi di letteratura di scrittori calabresi come Saverio Strati e Corrado Alvaro, ma anche strumenti musicali, testimoni della cultura popolare, come le chitarre battenti di Ettore Castagna.

Nell’ambito del Festival Sense – progetto in parte finanziato dalla Regione Calabria e reso possibile da una rete di partnership con enti pubblici, associazioni e realtà imprenditoriali del territorio – sarà dunque alzato il sipario su questo dispositivo culturale attivo, capace di generare nuove interpretazioni e connessioni tra passato e presente.

La presentazione del docufilm

All’interno di questo spazio, sempre nella giornata di sabato 3 maggio, sarà presentato I sonagli verso i confini, un docufilm prodotto dal Mabos, tra il 2024 e il 2025, con la collaborazione dell’Archivio Giacomelli, diretto da Katiuscia Biondi Giacomelli. Diretta da Isabella Marino e scritta da Elisabetta Longo, l’opera, che prende il nome da un verso de Il Canto dei nuovi emigranti di Franco Costabile, ricostruisce il viaggio compiuto nel 1984 dal grande fotografo marchigiano in Calabria, indagandone non solo gli esiti visivi, ma soprattutto le tensioni interiori e poetiche.

«Con una strumentazione essenziale – spiega Longo – alla ricerca di testimonianze e suggestioni, abbiamo intrapreso un viaggio a ritroso, dalla Calabria sino alla sua città natale Senigallia, dove ci ha guidati il suo storico amico Marco Lion. Abbiamo esplorato archivi e memorie per restituire valore anche ad annotazioni, colme di tensione poetica, che il fotografo aveva lasciato quasi in forma privata». A dare voce alle suggestioni di Giacomelli è l’attore e cantautore Pierpaolo Capovilla che, sovrapponendosi alle immagini dei luoghi da lui immortalati, trasforma il racconto in una riflessione contemporanea sul tema del confine, dell’emigrazione e della trasformazione dei territori. Con la sua sensibilità restituisce profondità a parole schiette, emotive, a volte contraddittorie, che raccontano la relazione profonda del fotografo marchigiano con la poesia costabiliana, ma soprattutto con la terra, i volti, i fantasmi, le mancanze, i drammi e le bellezze della Calabria. Perseguendo quest’obiettivo, anche la colonna sonora è stata affidata a un musicista eclettico come Yosonu, capace di contenere e restituire l’anima a una storia del passato, attraverso suoni magnetici.

«L’incontro con la poesia di Franco Costabile ha rappresentato il punto di svolta anche per noi. I sonagli verso i confini non è soltanto un titolo: sono, in chiave metaforica, gli strumenti del canto dei vecchi e dei nuovi emigranti, il suono e l’immagine di una diaspora drammatica, di un movimento verso i confini geografici e interiori, che dalla poesia alla fotografia sino al linguaggio filmico vengono sottolineati, sdrammatizzati e negativizzati attraverso processi di messa a fuoco e successiva frammentazione e trasformazione» chiosa Longo, invitando tutti ad assistere alla proiezione del docufilm che si terrà, domenica 3 maggio, alle ore 11, all’interno dello Spazio Otto, laddove le arti dialogano e la memoria genera nuove visioni.