“Storie di stra-ordinaria normalità”: a Catanzaro la bellezza diventa cura e resistenza
Inaugurata all’Ex Stac la mostra che racconta l’esperienza dei piccoli pazienti e delle famiglie dell’Ematoncologia Pediatrica dell’AOU “Renato Dulbecco”
C’è una normalità che non è mai scontata, quella che si desidera quando la malattia irrompe nella vita e ne altera il ritmo e lo sguardo. È questa normalità, tra sogno, perdita e ricostruzione, al centro della mostra “Storie di stra-ordinaria normalità”, inaugurata all’Ex Stac di Catanzaro, che racconta le esperienze di bambini, adolescenti e famiglie seguiti dal reparto di Ematoncologia Pediatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria “Renato Dulbecco”.
Il progetto si affianca alla mostra nazionale “La bellezza dell’imperfezione”, inserendosi in un dialogo più ampio sul tema della cura, della fragilità e della qualità della vita. Qui la malattia non è protagonista assoluta, ma contesto in cui continua a vivere il desiderio di quotidianità. Attraverso colori, fotografie, parole e opere nate dal vissuto diretto dei pazienti, la mostra trasforma il “mostriciattolo” – così chiamata la malattia dai bambini – in qualcosa che può essere nominato, affrontato e attraversato. La bellezza diventa strumento di resistenza e forza.
L’iniziativa è promossa da Libera-mente, con il sostegno della dottoressa Simona Carbone, Commissario straordinario dell’AOU “Renato Dulbecco”, in collaborazione con ACSA & STE – Ente del Terzo Settore, e con il patrocinio di AOU “Renato Dulbecco”, Servizio Sanitario Regionale, AIEOP, Comune di Catanzaro, OPI Catanzaro e Università Magna Graecia di Catanzaro.
A curare il progetto sono state la dottoressa Ilenia Sabato, psicologa e psicoterapeuta, e la dottoressa Noemi Doria, filologa, che hanno accompagnato i ragazzi nell’espressione emotiva e nella costruzione narrativa delle proprie storie.
Tra i presenti all’inaugurazione il prefetto di Catanzaro, Castrese De Rosa, l’assessore regionale Antonio Monturo, la vice sindaca Giusy Iemma e l’assessora alla Cultura Donatella Monteverdi.
Secondo la dottoressa Maria Concetta Galati, direttrice della SOC di Ematoncologia Pediatrica, la mostra racconta il percorso psicologico dei pazienti: «Non è lineare: ci sono emozioni che si alternano, momenti di paura e di forza. Ma emerge la capacità di dare senso a quello che si vive, di non identificarsi solo con la diagnosi». Galati sottolinea l’importanza del ruolo delle famiglie e del contesto di cura, evidenziando come l’espressione emotiva, il colore e la narrazione diventino parte integrante del percorso terapeutico.
La dottoressa Eulalia Galea descrive il progetto come un luogo in cui la fragilità si trasforma in forza, dove le storie diventano possibilità di riconoscimento, incontro e rinascita, restituendo una normalità nuova e autentica.
Il protagonismo dei ragazzi è al centro del percorso: «I veri curatori della mostra sono loro», spiega Ilenia Sabato. Le opere, le scelte e le storie nascono dalla loro prospettiva, rafforzate da laboratori, momenti di lettura e spazi di condivisione serali. Anche la dottoressa Noemi Doria sottolinea quanto sia stato prezioso guardare il mondo attraverso gli occhi dei bambini e adolescenti, storie capaci di insegnare a resistere senza perdere la propria identità.
Il progetto è stato seguito dal direttore del Dipartimento Materno-Infantile e presidente del Comitato regionale UNICEF, Giuseppe Raiola, che ha coordinato la direzione scientifica e metodologica, valorizzando l’ascolto quotidiano dei pazienti e delle famiglie: «Il nostro compito non è solo curare la malattia, ma creare le condizioni perché la normalità resti possibile».
Tra le storie esposte ci sono quelle di Giovanni, Martina e del piccolo Francesco, simbolo di coraggio e autenticità. L’arte ha avuto un ruolo centrale grazie a Fabio Mazzitelli, che ha donato oltre cento opere ai reparti e ha lavorato con i ragazzi: «Se un colore o una tela strappa un sorriso, l’arte ha fatto il suo lavoro».
“Storie di stra-ordinaria normalità” è un racconto corale, un invito a guardare la malattia senza ridurla a diagnosi, e la cura come un percorso che coinvolge tutta la persona e la comunità. La mostra è visitabile fino al 31 gennaio, dalle 10.00 alle 13.00 e dalle 17.00 alle 20.00.
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