Unità dei cristiani, a Catanzaro incontro ecumenico nel segno del perdono
Avvio della Settimana di preghiera 2026: riflessione dell’arcivescovo Maniago, dialogo e fraternità tra le Chiese cristiane del territorio
All’inizio della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani 2026, l’Arcidiocesi Metropolitana di Catanzaro-Squillace ha vissuto un momento di intensa comunione e riflessione ecumenica. Sabato 17 gennaio, nella Chiesa Evangelica della Riconciliazione di Catanzaro, si è svolto l’incontro con i rappresentanti delle confessioni cristiane presenti sul territorio: Chiesa Evangelica della Riconciliazione, Chiesa Valdese e Chiesa Ucraina Greco-Cattolica.
Un appuntamento inserito nel solco delle celebrazioni ecumeniche annuali, ispirato dalle parole dell’apostolo Paolo tratte dalla Lettera agli Efesini: «Uno solo è il corpo e uno solo è lo Spirito, come una sola è la speranza alla quale Dio vi ha chiamati». Un versetto che ha fatto da filo conduttore a una serata segnata dal dialogo, dall’ascolto reciproco e dalla preghiera comune.
Al centro dell’incontro, la riflessione dell’Arcivescovo Metropolita S.E. Mons. Claudio Maniago, che ha approfondito il significato del perdono come dimensione essenziale del cammino cristiano. «Chiedere perdono non significa restare prigionieri della colpa o della fragilità umana», ha sottolineato, «ma è un atto di fiducia, il riconoscersi bisognosi di salvezza davanti a Dio». Un gesto che apre il cuore alla speranza e consente di guardare al futuro senza rassegnazione.
Il perdono, ha evidenziato l’Arcivescovo, diventa così sorgente di gioia, perché nasce dalla consapevolezza di un amore che non viene meno, capace di resistere anche al peccato e alle infedeltà dell’uomo. Un amore fedele che rinnova l’alleanza e colma di grazia chi si affida con sincerità.
Nel suo intervento non è mancato uno sguardo lucido sulle tenebre del nostro tempo. Guerre che vedono contrapposti anche popoli cristiani, violenze che colpiscono i più giovani, una cronaca quotidiana segnata dall’indifferenza e dalla perdita del valore della vita. Una società che, pur vivendo nell’opulenza, fatica a custodire la dignità della persona, rischiando di spegnere la capacità di sperare e di costruire il futuro.
Di fronte a questo scenario, il messaggio emerso dall’incontro è stato netto: la speranza non nasce dall’illusione, ma da una presenza. Cristo non è soltanto colui che dona la luce, ma è la luce stessa, la Parola incarnata che entra nella storia e ne trasforma il volto. Anche la croce, apparentemente segno di sconfitta, diventa luogo di rivelazione e di vittoria, da cui scaturisce una luce capace di attraversare ogni oscurità.
L’incontro si è concluso con un impegno condiviso a rinnovare la fraternità tra i cristiani, superando divisioni storiche ed egoismi personali. Un cammino da proseguire insieme, nella convinzione che l’unità non sia un traguardo astratto, ma una testimonianza concreta di speranza per il mondo di oggi.
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