Violenza sulle donne con disabilità, nasce "Oltre": formazione e rete per rendere i servizi davvero accessibili

Presentato al Centro Calabrese di Solidarietà Ets il progetto finanziato dalla Regione Calabria. Mantelli: «Le donne non arrivano ai centri antiviolenza, dobbiamo portare i servizi da loro». Straface: «Facciamo emergere ciò che oggi resta invisibile».

A cura di Redazione
14 luglio 2026 17:30
Violenza sulle donne con disabilità, nasce "Oltre": formazione e rete per rendere i servizi davvero accessibili - Foto Uff. Stampa Freemedia 21 Comunicazione
Foto Uff. Stampa Freemedia 21 Comunicazione
Condividi

CATANZARO – 14 LUGLIO 2026. Portare i servizi antiviolenza dove si trovano le donne con disabilità, formando l'intera rete territoriale affinché sia in grado di riconoscere anche i segnali più silenziosi della violenza. È questa la sfida del progetto "Oltre – Inclusione, accesso, diritti", promosso dal Centro Calabrese di Solidarietà ETS – Centro Antiviolenza Mondo Rosa, presentato questa mattina nella sede degli uffici amministrativi, in via Lucrezia della Valle nel corso di una conferenza stampa che ha posto al centro una delle forme più invisibili della violenza di genere.

Il progetto è finanziato dalla Regione con i fondi del DPCM 28/11/2024 - Ripartizione delle risorse del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità – Annualità 2024.

Ad aprire l'incontro è stata la presidente del Centro Calabrese di Solidarietà, Isolina Mantelli, che ha spiegato come il progetto nasca da una domanda tanto semplice quanto inquietante.

«Noi non abbiamo mai avuto una donna con disabilità nella nostra casa rifugio. La domanda è: perché non arrivano? Perché non ci possono arrivare», ha affermato.

Da questa riflessione prende forma l'idea alla base del progetto. «Per la prima volta stiamo tentando di fare un'operazione inversa: non avere le donne nella casa rifugio, ma portare il centro antiviolenza sul territorio, dove sono le donne con disabilità». Un percorso che, secondo Mantelli, richiede un cambio di prospettiva, perché «spesso queste donne sono donne senza parola» e la violenza non può essere intercettata soltanto attraverso il racconto della vittima.

«Bisogna formare tutti coloro che entrano in contatto con le donne con disabilità a riconoscere una violenza diversa, prestando attenzione non solo alle parole, che spesso mancano, ma anche ai gesti e ai comportamenti», ha spiegato, evidenziando come oggi non esistano neppure dati certi sull'entità del fenomeno. «La nostra azione sarà quella di dare finalmente un numero, oltre che una voce, a queste donne».

A rilanciare il valore istituzionale dell'iniziativa è stata l'assessora regionale al Welfare, Pasqualina Straface, che ha definito il progetto uno strumento per «far emergere con forza ciò che oggi resta invisibile».

«Parliamo della doppia vulnerabilità delle donne con disabilità vittime di violenza, una discriminazione di genere che si unisce a una condizione di fragilità rendendo ancora più difficile l'accesso alla protezione, ai servizi e ai diritti. È qui che si misura la responsabilità delle istituzioni», ha affermato.

L'assessora ha ricordato come in Calabria il fenomeno della violenza di genere sia in crescita, richiamando le oltre 1.300 richieste di aiuto registrate dal numero nazionale 1522, e ha illustrato il percorso avviato dalla Regione con la legge approvata nel 2025.

«Abbiamo voluto cambiare paradigma: non parliamo più soltanto di tutela e accoglienza, ma di accompagnamento all'autonomia, anche economica. Per la prima volta abbiamo istituito il tavolo regionale sulla violenza di genere, approvato un piano triennale con oltre 8 milioni di euro e finanziato progetti come "Oltre", affidandoli ai centri antiviolenza e alle case rifugio, perché è lì che troviamo competenza, professionalità e sensibilità umana».

Nel suo intervento il Garante regionale dei diritti delle persone con disabilità, Ernesto Siclari, ha parlato di «paradosso» nel dover ancora discutere, nel 2026, di violenza sulle donne con disabilità.

«Qui non siamo di fronte a una sola discriminazione, ma a una multidiscriminazione che colpisce persone che spesso non hanno la possibilità né di difendersi né di essere difese», ha osservato, sottolineando il ruolo decisivo delle istituzioni nel promuovere cultura del rispetto e interventi concreti. Siclari ha inoltre evidenziato come oggi le risorse esistano e debbano tradursi in progettualità capaci di produrre risultati per la comunità, annunciando il proprio sostegno all'intero percorso formativo.

L'avvocata Giusy Pino, esperta di diritto antidiscriminatorio e componente del gruppo di lavoro del progetto, ha ricordato il lavoro svolto per la legge regionale contro la violenza di genere, definendola «tra le più avanzate a livello nazionale».

Pino ha spiegato che le donne con disabilità spesso non riescono a denunciare gli abusi, talvolta perché non vengono credute, altre perché non sono in grado di riconoscere le violenze subite, che possono consumarsi anche all'interno dell'ambiente familiare o assistenziale.

«L'importanza di questi corsi sta proprio nella formazione di tutta la rete territoriale», ha sottolineato. «Un medico, un carabiniere, un poliziotto o un assistente sociale adeguatamente formati possono riuscire a individuare, anche nel silenzio, che in quella casa si sta consumando una violenza». Per questo, ha concluso, «la civiltà di una società si misura dalla capacità di vedere anche ciò che è invisibile».

Il progetto "Oltre – Inclusione, accesso, diritti" prevede un ciclo di seminari rivolti a operatori dei servizi sociali, sanitari, socio-sanitari, educativi, centri antiviolenza, associazioni ed enti istituzionali. Accanto alla formazione specialistica delle operatrici saranno attivati sportelli itineranti sul territorio provinciale e realizzati kit informativi accessibili, dal Braille ai video in LIS fino ai materiali digitali compatibili con screen reader, con l'obiettivo di rendere realmente fruibili i servizi antiviolenza per tutte le donne.