Badolato, appello per salvare l’archivio fotografico di Franco Muià: a rischio un patrimonio storico

Oltre 25 anni di fotografie, testimonianze della vita del borgo e 108 antiche lastre fotografiche recuperate: l’Università delle Generazioni rilancia l’appello per trovare una destinazione al fondo ed evitare che vada disperso

A cura di Redazione
21 ottobre 2026 10:00
Badolato, appello per salvare l’archivio fotografico di Franco Muià: a rischio un patrimonio storico -  Foto Uff. Stampa Domenico Lanciano
Foto Uff. Stampa Domenico Lanciano
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Badolato - Salvare dall’oblio un pezzo di memoria collettiva, fatto di volti, tradizioni, riti religiosi e scorci di vita quotidiana. È l’obiettivo dell’appello lanciato da Franco Muià, che intende donare il proprio archivio fotografico, raccolto in oltre 25 anni di attività a Badolato, affinché questo patrimonio non finisca perduto o addirittura al macero.

A rilanciare l’iniziativa è l’Università delle Generazioni, che invita enti, istituzioni e soggetti interessati a farsi avanti per accogliere una raccolta dal valore non soltanto artistico, ma anche storico e documentario.

Originario della costa ionica reggina, Muià ha lavorato per molti anni come capo-scalo della British Airways all’aeroporto di Genova. Dopo il pensionamento ha scelto Badolato borgo come luogo in cui vivere, lasciandosi alle spalle una vita professionale intensa, trascorsa tra viaggi e impegni lavorativi in diverse parti del mondo. Qui ha potuto dedicarsi con continuità alla passione per la fotografia, documentando persone, paesaggi, manifestazioni civili e celebrazioni religiose della comunità.

Nel corso degli anni ha realizzato mostre, depliant e pubblicazioni, tra cui un volume dedicato alla Settimana Santa badolatese. Il suo lavoro ha contribuito a raccontare l’identità del borgo attraverso immagini contemporanee e fotografie d’epoca, suscitando interesse anche tra i turisti che ogni estate visitano il centro storico.

Tra i materiali più preziosi conservati nell’archivio figurano 108 antiche lastre fotografiche, recuperate da Muià durante lo svuotamento di abitazioni acquistate da italiani e stranieri e destinate alla ristrutturazione. Le immagini, rinvenute soprattutto in soffitte e cantine, ritraevano familiari e persone del paese immortalati dai primi fotografi locali, tra cui Giuseppe Sgrò, Vincenzo Spagnolo e Giocondo Rudi.

Si tratta di testimonianze risalenti a un’epoca in cui la fotografia si realizzava ancora attraverso lastre, prima della diffusione della pellicola. Muià ha recuperato questi materiali, ancora in buone condizioni, e ne ha ricavato suggestive stampe d’epoca, successivamente esposte al pubblico. Un lavoro di recupero che ha permesso di restituire visibilità a immagini altrimenti destinate a scomparire, riportando alla luce frammenti della storia familiare e sociale di Badolato.

L’intera raccolta comprende fotografie artistiche, antropologiche e paesaggistiche, oltre a documenti visivi che raccontano l’evoluzione della comunità e delle sue tradizioni. Un archivio che può rappresentare una risorsa preziosa per ricostruire la memoria del territorio, ma anche per approfondire la storia dei borghi calabresi, le trasformazioni sociali e i fenomeni migratori.

Ora, ritiratosi a vita privata, Muià ha deciso di mettere a disposizione questo materiale attraverso una donazione. L’appello nasce dalla volontà di individuare un soggetto disposto a custodire e valorizzare il fondo, evitando che un patrimonio di tale portata venga disperso o finisca tra i rifiuti.

Per l’Università delle Generazioni, perdere questa raccolta significherebbe privare non soltanto Badolato e la Calabria, ma anche le generazioni future di una testimonianza importante della storia e della cultura dei territori.

Chi fosse interessato a ricevere in dono l’archivio fotografico può contattare direttamente Franco Muià scrivendo all’indirizzo email [email protected] oppure recandosi presso la sua abitazione in piazza Castello, a Badolato borgo.

L’obiettivo è trovare una collocazione adeguata a queste immagini, affinché possano continuare a raccontare la storia delle persone e dei luoghi da cui provengono.