Calabria, la terra delle utopie: da Stilo a Riace, il quadrilatero d’oro della pace e della giustizia sociale
Da Zaleuco alla Città del Sole di Campanella, dalla rivolta di Caulonia al paese in vendita di Badolato fino all’accoglienza di Riace: un percorso storico che racconta il sogno di una società più giusta e solidale
La Calabria come terra delle utopie, laboratorio di idee e di esperienze che, nel corso dei secoli, hanno cercato di trasformare il sogno di una società più giusta in una realtà concreta. È questa la prospettiva da cui nasce il racconto del cosiddetto «quadrilatero d’oro» delle utopie storiche calabresi, individuato tra Stilo, Caulonia, Badolato e Riace: quattro luoghi legati da vicende diverse, ma accomunati dall’aspirazione alla libertà, alla solidarietà e alla giustizia sociale.
Il termine «utopia», di origine greca, indica letteralmente un «non luogo» e viene comunemente associato a un ideale difficile, se non impossibile, da realizzare. Eppure, nella storia, alcune aspirazioni considerate irraggiungibili sono riuscite a tradursi in esperienze concrete, lasciando un segno profondo nella società. La Calabria, secondo questa lettura storica, rappresenta uno dei territori nei quali tale tensione ideale si è manifestata con particolare forza.
Uno degli esempi più antichi viene individuato nell’esperienza di Zaleuco, legislatore di Locri Epizefiri, vissuto secondo la tradizione nel VII secolo avanti Cristo. La sua figura è legata alla nascita di un importante ordinamento legislativo, considerato tra i primi esempi di legislazione scritta del mondo greco. Il racconto proposto richiama questa esperienza come simbolo di una ricerca di giustizia destinata a proiettarsi ben oltre l'antichità, fino alle successive battaglie contro la schiavitù e le disuguaglianze.
Nel corso dei secoli, il territorio calabrese ha continuato a essere associato a progetti di rinnovamento sociale e politico. A Stilo nacque nel 1568 Tommaso Campanella, filosofo autore della celebre Città del Sole, opera nella quale immaginò una comunità fondata sulla condivisione dei beni, sulla conoscenza e su un'organizzazione sociale alternativa a quella del suo tempo. Un progetto rimasto soprattutto sul piano filosofico, ma capace di alimentare per generazioni il dibattito sulla possibilità di costruire una società diversa.
A pochi chilometri di distanza, Caulonia è legata a un altro episodio significativo. Il 6 marzo 1945 venne proclamata la cosiddetta Repubblica rossa di Caulonia, un’esperienza politica di breve durata che si inserì nel difficile contesto sociale del dopoguerra. La vicenda rimase nella memoria collettiva come un tentativo di rispondere alle tensioni e alle disuguaglianze attraverso una radicale trasformazione dell’ordine esistente.
Il percorso ideale prosegue a Badolato, dove il 7 ottobre 1986 venne lanciata la provocatoria iniziativa del «paese in vendita», promossa dal giornalista Domenico Lanciano per richiamare l’attenzione sul progressivo spopolamento dei centri storici e delle aree rurali. L’iniziativa intendeva trasformare una condizione di abbandono in un’occasione di rinascita, richiamando l’interesse pubblico su un fenomeno che minaccia la sopravvivenza di comunità, tradizioni e patrimoni culturali.
Undici anni dopo, nel dicembre 1997, Badolato tornò alla ribalta internazionale con l’accoglienza di centinaia di profughi curdi arrivati sulle coste calabresi a bordo della nave Ararat. L’apertura delle abitazioni rimaste vuote a causa dell’emigrazione, sostenuta dall’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gerardo Mannello, contribuì a delineare quella che sarebbe stata ricordata come l’esperienza del «Modello Badolato». Un progetto nel quale il recupero dei borghi e l’accoglienza si intrecciarono, offrendo una risposta concreta sia allo spopolamento sia all’emergenza umanitaria.
Un’esperienza che, a partire dal 1998, trovò una nuova e più ampia espressione a Riace, nella Locride. Qui Domenico Lucano, conosciuto come Mimmo, promosse un modello di accoglienza dei migranti strettamente connesso alla rinascita del paese. L’arrivo di persone provenienti da altri Paesi venne interpretato anche come un’opportunità per riaprire abitazioni, recuperare attività e contrastare il declino demografico.
Il «Modello Riace» ha ottenuto negli anni una forte risonanza internazionale, diventando uno dei casi più conosciuti nel dibattito sulle politiche di accoglienza e sull’integrazione. Lo stesso Lucano ha raccontato la propria esperienza nel libro Il fuorilegge, pubblicato da Feltrinelli nel 2020, nel quale l’idea dell’«utopia realizzata» occupa un posto centrale.
Stilo, Caulonia, Badolato e Riace compongono così, nella ricostruzione proposta, un itinerario che attraversa epoche differenti e mette in relazione filosofia, rivolte sociali, contrasto allo spopolamento e accoglienza. Non si tratta di esperienze identiche, né di percorsi privi di contraddizioni, ma di vicende che richiamano, ciascuna a suo modo, la possibilità di immaginare alternative all’ordine esistente.
La riflessione si allarga infine alle radici più antiche della storia calabrese, richiamando il mito di Italo, figura leggendaria alla quale la tradizione attribuisce l’origine del nome Italia e un modello di organizzazione comunitaria fondato sulla condivisione e sulla partecipazione. In questa interpretazione, la Calabria diventa il luogo simbolico di una «democrazia etica», contrapposta alle degenerazioni del potere economico e dell’imperialismo.
È una lettura che invita a interrogarsi sul rapporto tra gli ideali e la realtà, tra le aspirazioni dei popoli e le strutture politiche ed economiche che spesso ne ostacolano la realizzazione. Guerre, disuguaglianze e conflitti continuano a dimostrare quanto sia difficile costruire società realmente fondate sulla pace e sulla giustizia.
Eppure, proprio da piccoli centri come quelli del quadrilatero calabrese arriva un messaggio che conserva la propria attualità: l’utopia non è soltanto un sogno irrealizzabile, ma può diventare una spinta capace di generare cambiamento, soprattutto quando si traduce in iniziative, scelte collettive e progetti concreti. È in questa tensione tra memoria storica e sperimentazione sociale che la Calabria continua a cercare una propria risposta alle grandi questioni del presente.
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