Catanzaro, il modello democratico del Rojava al centro dell’incontro “Donne Libere in Territori Liberi”
Al Centro Thomas Sankara la testimonianza di Marta sull’esperienza di autogoverno nel nord-est della Siria, tra partecipazione dal basso, emancipazione femminile e convivenza tra comunità
L’esperienza di autogoverno democratico del Rojava, nel nord-est della Siria, è stata al centro del primo appuntamento della rassegna “Donne Libere in Territori Liberi”, promossa dal Collettivo Aurora Catanzaro. L’incontro si è svolto al Centro Thomas Sankara, dove una giovane testimone, Marta, ha condiviso il racconto della propria esperienza sul campo, offrendo ai partecipanti uno spaccato di un modello politico e sociale fondato sulla partecipazione dal basso, sulla parità di genere e sulla convivenza tra comunità differenti.
Il Rojava, formalmente conosciuto come Amministrazione Autonoma Democratica della Siria del Nord-Est, ha rappresentato per oltre due decenni un esperimento di autogoverno di particolare rilevanza. Un territorio esteso per circa 60mila chilometri quadrati, pari a quasi un terzo della Siria, con una popolazione stimata tra i quattro e i cinque milioni di abitanti. Un'esperienza caratterizzata da assemblee popolari, pluralismo etnico e religioso, centralità delle donne e attenzione alle tematiche ambientali.
Nel corso dell'incontro, Marta ha raccontato quanto osservato durante la sua visita nel luglio 2026, soffermandosi soprattutto sul funzionamento delle strutture democratiche locali. Il sistema, descritto come una sorta di piramide capovolta, partiva dalle assemblee di quartiere, organizzate attraverso 12 comitati con competenze sulle questioni della vita quotidiana. I rappresentanti delle singole comunità partecipavano poi alle assemblee cittadine, contribuendo alle decisioni di livello più ampio.
Un modello che, secondo quanto illustrato durante la testimonianza, non si fondava sulla centralità di un partito o di un'autorità imposta dall'alto, ma sulla partecipazione diretta dei cittadini. Particolare attenzione veniva riservata anche al confronto e all'autocritica: prima di avanzare osservazioni nei confronti degli altri, ogni partecipante era invitato a interrogarsi sulle proprie responsabilità e sui comportamenti individuali.
Un altro principio fondamentale era quello della co-presidenza. Ogni comitato veniva infatti coordinato da una donna e da un uomo con pari poteri e responsabilità, secondo una concezione della rappresentanza basata sull'uguaglianza di genere. Anche l'assegnazione degli incarichi seguiva criteri legati alle competenze, all'esperienza e al riconoscimento maturato all'interno della comunità.
Ampio spazio è stato dedicato al ruolo dell'educazione, intesa non soltanto come trasmissione di conoscenze, ma come percorso collettivo di crescita, consapevolezza ed emancipazione. In questo contesto si inserisce il carattere femminista dell'esperienza del Rojava, che ha attribuito alle donne un ruolo centrale nella costruzione della società.
Tra le realtà illustrate durante l'incontro figurano le Case delle donne, strutture che svolgevano funzioni di accoglienza, sostegno, mediazione e risoluzione dei conflitti. Non soltanto luoghi di protezione per chi subiva violenza, ma anche spazi nei quali affrontare le cause dei comportamenti violenti e promuovere percorsi di responsabilizzazione e rieducazione. Accanto a queste strutture operavano comitati dedicati all'economia femminile, alla salute, alla cura dei figli e all'emancipazione delle donne.
Particolarmente significativa anche l'esperienza di un villaggio destinato esclusivamente a donne e bambini, composto da circa 30 abitazioni realizzate e gestite dalle donne stesse. Un progetto di convivenza autonoma nel quale anche i più piccoli disponevano di propri spazi di partecipazione e assemblee.
La testimonianza ha affrontato anche la recente conclusione dell'esperienza autonoma. Secondo quanto riferito durante l'incontro, nell'agosto 2026 il territorio è tornato sotto il controllo del governo centrale di Damasco, dopo oltre vent'anni di autogoverno. Restano da comprendere le conseguenze di questo passaggio e l'effettiva portata delle garanzie di autonomia locale annunciate dalle autorità siriane.
Interrogata sul futuro di quell'esperienza, Marta ha sottolineato come il Rojava abbia contribuito a formare un'intera generazione, lasciando un patrimonio di idee e pratiche che potrebbe continuare a diffondersi anche oltre i confini del territorio. Una riflessione che richiama uno dei principi emersi durante la serata: trasformare le difficoltà e le perdite in nuove possibilità di cambiamento.
L'appuntamento si è concluso con l'intervento della Rete Donne che Tessono il Futuro, che ha lanciato un invito ad aderire al Confederalismo Democratico Mondiale delle Donne, progetto nato dall'esperienza del Rojava e successivamente sviluppatosi a livello internazionale. La rete promuove un movimento femminile trasversale, impegnato nel contrasto alle diverse forme di guerra e di conflitto, da quelle militari a quelle sociali, culturali e individuali.
Il prossimo incontro nazionale della Rete in Italia è previsto per febbraio 2027, in una sede ancora da definire.
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