Emmaus Satriano Marina, dieci anni di accoglienza che restituiscono dignità

La comunità fondata sui principi dell'Abbé Pierre celebra il decennale aprendo le porte al territorio: associazioni, volontari e istituzioni raccontano un modello di inclusione, lavoro e rinascita

A cura di Redazione
08 luglio 2026 16:30
Emmaus Satriano Marina, dieci anni di accoglienza che restituiscono dignità - Foto: Uff. Stampa CSV Calabria Centro
Foto: Uff. Stampa CSV Calabria Centro
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Satriano - La Comunità Emmaus a Satriano Marina, tra le quattordici comunità presenti in Italia che si ispirano ai principi di solidarietà ed inclusione dettati dal fondatore Abbè Pierre, è una casa.

Una casa abitata da persone senza fissa dimora che scelgono la comunità come “approdo” temporaneo o per lunghi periodi per trovare ristoro dalle fatiche della vita. E da dieci anni la Comunità Emmaus di Catanzaro, guidata dall’instancabile Mariaconcetta Infuso, dà ospitalità a Satriano Marina a uomini senza un nido e una famiglia, con storie difficili alle spalle. Da lì, per molti, è iniziata la rinascita attraverso l’attività di recupero dell’usato e la condivisione della quotidianità con altri “compagnon”, scoprendo che autogestirsi e autofinanziarsi è possibile, e che anche il rispetto delle regole per mantenersi in comunità è un primo passo verso il ritorno in società.

Per il suo decimo anno la Comunità Emmaus ha voluto aprire le sue porte, lunedì scorso, ai sostenitori, agli amici ed anche ad associazioni vicine che hanno portato  un po' di se stesse al compleanno di Emmaus.

L’UICI di Catanzaro, con la presidente Luciana Loprete, si è esibita con il coro “Voci di Luce”, che ha eseguito un repertorio contenente brani legati a San Francesco di “zefferelliana memoria” e gli assoli rock del cantautore Vic Guerrazzi; l’associazione Don Pellicanò, con diverse volontarie a rappresentarla, tra le quali la vicepresidente Carmela Sutera e Loredana Calascibetta, ha allestito per l’occasione uno stand con i manufatti realizzati dai ragazzi con problematiche di natura mentale, e riassunto in un video le attività di carattere artigianale e socio-ricreativo portate avanti negli anni, anche tramite la presenza costante al Centro di Salute Mentale di Montepaone, per contrastare lo stigma contro il disagio mentale e rendere possibile il reinserimento nella società. Hanno scelto la modalità del video anche le associazioni AIFO (Associazione Italiana Amici di Raoul Follereau) di Satriano Marina, con il presidente Generoso Scicchitano che ha ben descritto le missioni di tipo socio-sanitario (e in special modo di contrasto alla lebbra) portate avanti nei Paesi più ai margini nel mondo, come la Guinea; ed il Movimento dei Focolari, rappresentato per l’occasione da Marisa Donato De Paola e da altri “focolarini”, che si sono ispirati alle parole della fondatrice Chiara Lubich per ricondurre le dodici comunità calabresi al movimento internazionale presente in 147 Paesi che riconosce che “tutto è opera di Dio”.

E poi c’è stato il video di Emmaus, che è spettato alla fotografa Ljdia Musso descrivere, attraverso i suoi scatti in comunità e tra le strade del mondo: “I grandi cambiamenti si fanno quando le telecamere si spengono, come avviene qui – spiega – Qui le persone si reinventano e si ricostruiscono, perché ritrovano le loro radici”.

Sul valore sociale di Emmaus si sono anche espressi la presidente del CSV Calabria Centro, Rita Ciciarello, ed il direttore Stefano Morena, che ha definito l’esperienza in Comunità “scomoda, perché prevede l’assunzione di atteggiamenti radicali e la forza di non scendere a compromessi che è l’unico modo per far recuperare alle persone che vi vivono una dimensione sociale e lavorativa”. Anche il parroco di Satriano, don Fabio Rotella, ha ammesso di essere rimasto impressionato da come venga qui data accoglienza ai fratelli più fragili, nel pieno rispetto di quanto dettato dal Vangelo.

Ma è stata proprio Mariaconcetta Infuso a darne una spiegazione tramite una semplice frase dell’Abbé Pierre: “Non si può essere felici senza gli altri”. E l’annuire con il capo dei “compagnon” è valso più di altre parole.