In Calabria le pensioni più basse d'Italia
Pesano bassi salari, lavoro discontinuo e il rischio di assegni futuri più bassi
Calabria - La previdenza italiana guarda al futuro con preoccupazione e, per la Calabria, il quadro appare particolarmente delicato. Secondo l’analisi dell’Unsic, organizzazione datoriale membro del Cnel, basata sui dati Inps, la Calabria è ultima in Italia per importo medio annuo lordo delle pensioni, con circa 17.600 euro. Un dato che evidenzia il divario con le regioni più ricche e riporta al centro il tema delle disuguaglianze territoriali, della qualità dell’occupazione e della sostenibilità economica delle famiglie.
Pensioni più basse e divario con il Nord
A livello nazionale, l’importo lordo medio annuo del reddito pensionistico si attesta a 22.621 euro per oltre 16 milioni di pensionati. La spesa pensionistica complessiva ha raggiunto i 372,45 miliardi di euro nel 2025. Nell’ultimo decennio, gli importi medi sono cresciuti di circa 400 euro, un aumento che, secondo l’analisi, è stato eroso dall’inflazione.
La distanza tra Calabria e regioni settentrionali resta significativa. In Lombardia, che guida la graduatoria, la media raggiunge circa 25.500 euro lordi annui. La differenza con la Calabria è di quasi 7.900 euro all’anno, pari a oltre 650 euro al mese se rapportata a dodici mensilità.
Secondo l’Unsic, il divario riflette soprattutto le differenti caratteristiche dei mercati del lavoro: al Nord, una maggiore presenza di industria, finanza e attività produttive capaci di garantire stipendi più elevati e carriere contributive continuative; in Calabria, invece, incidono maggiormente la discontinuità occupazionale, le retribuzioni mediamente più basse e il peso delle prestazioni assistenziali.
Il rischio di assegni sempre più leggeri
Le prospettive per il prossimo decennio destano ulteriori preoccupazioni. Il progressivo passaggio dal sistema misto al contributivo puro, introdotto dalla riforma Dini del 1995 e successivamente esteso, comporterà una crescente dipendenza degli assegni dai contributi effettivamente versati e dall’età di pensionamento.
«Tra una decina d’anni il regime previdenziale misto, tendenzialmente più favorevole del contributivo puro, sarà residuale e gli assegni pensionistici saranno di conseguenza sempre più leggeri», spiega Domenico Mamone, presidente dell’Unsic.
A questo cambiamento si aggiungono le trasformazioni del sistema produttivo e l’invecchiamento della popolazione. La riduzione delle carriere lunghe e stabili, insieme all’aumento del numero dei pensionati, potrebbe mettere sotto pressione il sistema previdenziale e incidere sugli equilibri economici delle famiglie, soprattutto nei territori più fragili.
L’Unsic sottolinea inoltre come nel Mezzogiorno gli importi medi mensili siano già inferiori di circa 350 euro rispetto al Centro-Nord. Una disparità che rischia di aggravarsi proprio nelle aree dove il reddito pensionistico rappresenta spesso una risorsa fondamentale per sostenere non soltanto gli anziani, ma anche figli e altri familiari.
Calabria, una sfida che riguarda l’intera comunità
Per la regione, il dato previdenziale si intreccia con questioni strutturali: occupazione fragile, salari contenuti, difficoltà di accesso al lavoro stabile e maggiore ricorso alle prestazioni assistenziali. Condizioni che possono tradursi in contributi più bassi durante la vita lavorativa e, di conseguenza, in pensioni meno consistenti.
Il problema non riguarda soltanto chi è già in pensione. Le generazioni che oggi lavorano, soprattutto se impiegate con contratti discontinui o retribuzioni ridotte, rischiano di ritrovarsi in futuro con assegni insufficienti a garantire un adeguato livello di autonomia economica.
La fotografia tracciata dall’Unsic richiama quindi l’attenzione sulla necessità di rafforzare l’occupazione stabile, sostenere le attività produttive e migliorare le opportunità professionali. Per la Calabria, la sfida è costruire oggi le condizioni per pensioni più dignitose domani, contrastando le disuguaglianze che accompagnano il territorio da anni.
Senza un miglioramento delle condizioni del lavoro e dei redditi, il rischio è che il divario previdenziale continui a riflettere quello economico e sociale, rendendo ancora più difficile per molte famiglie calabresi affrontare il futuro.
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