L’Atlante della Restanza al Salone del Libro di Torino

Il 15 maggio alla Sala Rossa del Salone Internazionale del Libro un dialogo tra antropologia e musica per riflettere su spopolamento, identità e nuove forme di comunità nelle aree interne della Calabria e del Paese.

A cura di Redazione
12 maggio 2026 21:00
L’Atlante della Restanza al Salone del Libro di Torino - Foto: Uff. Stampa IoResto
Foto: Uff. Stampa IoResto
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Cosenza - L’Atlante della Restanza approda al Salone Internazionale del Libro di Torino e si presenta al pubblico nazionale come progetto culturale e scientifico dedicato allo studio dei territori, delle comunità e delle nuove forme dell’abitare. L’appuntamento è per il 15 maggio alle ore 17.45, nella Sala Rossa, con l’incontro “Parole e culture della restanza. Tra visione e possibile, abitando la Calabria”, che vedrà dialogare Vito Teti e Dario Brunori, moderati dal giornalista Tommaso Labate.

Fondato da Vito Teti, l’Atlante della Restanza nasce come laboratorio permanente di ricerca geoantropologica e culturale, proponendosi come dispositivo critico di lettura delle trasformazioni legati allo spopolamento, migrazione e ridefinizione identitaria che interessano le aree interne, assumendo la Calabria come osservatorio privilegiato da cui interrogare tali processi. Il progetto si sviluppa attraverso il Protocollo d’Intesa tra le associazioni CRISSA e #IORESTO, coinvolgendo un insieme di figure professionali provenienti da diversi ambiti della ricerca, della scrittura e della comunicazione in un lavoro interdisciplinare di ricerca e produzione culturale.

Al centro dell’incontro vi sarà il concetto di “restanza”, elaborato da Teti come pratica attiva e consapevole del restare, una scelta che implica conflitto, trasformazione e responsabilità, costruendo un nuovo senso dei luoghi e di se stessi. Accanto a lui, Dario Brunori, fra i più apprezzati cantautori contemporanei, la cui poetica riesce a tenere insieme contraddizioni, ironie e fragilità di un’identità, locale e contemporanea, sospesa tra radicamento e mobilità.

Il dialogo tra Teti e Brunori si muove così lungo un terreno comune: comprendere come si possano ancora generare immaginario, forme di comunità e possibilità di futuro in contesti definiti “periferici”, nel tentativo di sottrarre la Calabria - e più in generale i territori interni del nostro paese - tanto alla narrazione del declino inevitabile quanto a quella, altrettanto semplificante, della rinascita celebrativa. Tra il pensiero antropologico di Teti e la scrittura musicale di Brunori emerge invece un’idea più complessa dell’abitare: fragile, contraddittoria, mai del tutto risolta, ma proprio per questo ancora in grado di generare senso.