Nati nell'anno del COVID, ora pronti a sedersi sui banchi di scuola
Cresciuti tra mascherine e distanze, sono simbolo di resilienza e di un tempo che va avanti nonostante il cambiamento
Abbiamo imparato a conoscere la generazione degli anni ’90, cresciuta a cavallo del terzo millennio, sospesa tra analogico e digitale. Abbiamo osservato i nativi digitali, bambini per i quali uno schermo non è mai stato una novità ma una presenza costante. E poi, quasi all’improvviso, sono arrivati loro: i nati nel 2020, i cosiddetti “bambini del COVID”, figli di un tempo che nessuno potrà mai dimenticare.
Sono venuti al mondo mentre fuori c’erano sirene, mascherine, distanze da mantenere e abbracci negati. I primi volti che hanno imparato a riconoscere erano spesso coperti, le prime relazioni scandite da precauzioni e paure. Hanno vissuto i loro primi anni in case che erano rifugi, ma anche confini.
Questi bambini non hanno “ricordi” consapevoli della pandemia, ma ne portano comunque le tracce. Eppure, non sono bambini fragili per definizione. Al contrario, molti studi e osservazioni cliniche parlano di una generazione che ha sviluppato una grande capacità di adattamento. Bambini che hanno imparato presto a leggere gli stati emotivi degli adulti, ad aspettare, a gestire cambiamenti improvvisi. Una generazione silenziosamente resiliente, che ora si trova davanti a una tappa fondamentale.
Un inizio simbolico
Quest’anno, quei bambini nati nel pieno del COVID inizieranno la scuola primaria. E questa loro nuova avventura diventa quasi un simbolo per tutta l'umanità, segna un tempo che va avanti e insegna che crescere è possibile anche nei momenti più difficili.
8.7°