Rapina mafiosa del 2003: arresto dopo 22 anni grazie al DNA

Notificata a Catanzaro l’ordinanza di custodia cautelare per Ricco Alessio: decisivo il profilo genetico trovato su un passamontagna sequestrato ad Acquappesa

A cura di Redazione
20 febbraio 2026 14:09
Rapina mafiosa del 2003: arresto dopo 22 anni grazie al DNA - Foto: Redazione
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Ordinanza di custodia cautelare notificata a Catanzaro

Nella mattinata del 20 febbraio 2026, i Carabinieri del Nucleo Operativo della Compagnia di Paola, congiuntamente al personale della Guardia di Finanza – Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catanzaro e allo S.C.I.C.O. di Roma, hanno notificato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Ricco Alessio, già detenuto presso la Casa circondariale di Catanzaro e catturato nell’ottobre 2025 dopo un lungo periodo di latitanza.

Il provvedimento è stato emesso dal Gip presso il Tribunale di Catanzaro, su richiesta della Procura della Repubblica – Direzione Distrettuale Antimafia, sulla base della ritenuta sussistenza di gravi indizi di colpevolezza.

La rapina a mano armata al distributore di Guardia Piemontese

L’ordinanza cautelare riguarda un episodio risalente al 17 gennaio 2003, quando fu compiuta una rapina pluriaggravata con l’utilizzo del metodo mafioso, finalizzata – secondo l’ipotesi accusatoria – ad agevolare il gruppo criminale diretto da Scornaienchi Giuseppe.

Secondo la ricostruzione degli investigatori, Ricco Alessio, insieme a un complice rimasto ignoto, avrebbe fatto irruzione nel distributore di carburante di Guardia Piemontese, nell’alto Tirreno cosentino. La persona offesa venne minacciata con una pistola alla fronte, scaraventata a terra e costretta a consegnare circa 900 euro, corrispondenti all’incasso della giornata.

L’auto rubata, il passamontagna e il DNA

Le immediate indagini svolte all’epoca dall’Arma dei Carabinieri consentirono di rinvenire, nel vicino comune di Acquappesa, l’autovettura rubata utilizzata per commettere la rapina. All’interno del veicolo venne sequestrato un passamontagna, sottoposto ad accertamenti tecnici da parte del R.I.S. di Messina.

L’estrazione del profilo genetico dal reperto si è rivelata decisiva: il DNA, acquisito e conservato negli archivi, è risultato di recente del tutto sovrapponibile a quello dell’indagato, permettendo di collegare l’uomo all’episodio criminoso a distanza di oltre vent’anni dai fatti.

Il metodo mafioso e il contesto criminale

Nella fase delle indagini preliminari – che necessitano di verifica processuale in sede dibattimentale – le modalità dell’azione delittuosa sono state ritenute evocative della forza intimidatrice tipica del metodo mafioso, con una condotta brutale finalizzata alla partecipazione “parassitaria” ai proventi di un’attività commerciale.

Nel corso dell’inchiesta sono state ritenute significative anche le evidenze investigative acquisite dal Nucleo di Polizia Economico Finanziaria di Catanzaro e dal Servizio Centrale Investigazione Criminalità Organizzata della Guardia di Finanza, che hanno contribuito al quadro indiziario posto a fondamento del provvedimento cautelare.

Il procedimento nella fase delle indagini preliminari

L’autorità giudiziaria ha ribadito che il procedimento si trova attualmente nella fase delle indagini preliminari e che le responsabilità dell’indagato dovranno essere accertate nel contraddittorio delle parti davanti al giudice. Nel frattempo, per Ricco Alessio resta la custodia cautelare in carcere, disposta per la gravità dei fatti contestati e per il contesto di criminalità organizzata in cui l’episodio si inserisce.