TERRITORIO

Referendum sullo Statuto regionale, il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Regione

Confermata la sentenza del Tar sul diritto di chiedere la consultazione popolare contro l’introduzione dei sottosegretari

A cura di Redazione
30 ottobre 2026 18:30
Referendum sullo Statuto regionale, il Consiglio di Stato respinge il ricorso della Regione - Foto Uff. Stampa Tridico Presidente
Foto Uff. Stampa Tridico Presidente
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Catanzaro - Abbiamo vinto ancora. Il Consiglio di Stato ha respinto l’appello della Regione Calabria, confermando la sentenza del Tar e lasciando in piedi il provvedimento che aveva riconosciuto il nostro diritto a chiedere il referendum sulle modifiche dello Statuto regionale. È un risultato che dimostra la serietà della nostra iniziativa e la determinazione con cui abbiamo difeso le prerogative democratiche e il diritto dei calabresi a esprimersi».

È quanto afferma Enzo Bruno, consigliere regionale e capogruppo di Tridico Presidente, tra i promotori dell’iniziativa referendaria contro le modifiche statutarie che prevedono l’introduzione dei sottosegretari alla Presidenza della Giunta regionale.

«La decisione del Consiglio di Stato è chiara: la controversia riguarda diritti politici fondamentali e non può essere affrontata davanti al giudice amministrativo. Il ricorso della Regione è stato respinto e il decreto favorevole al referendum non è stato annullato. Un altro passaggio importante di una battaglia che abbiamo condotto con coerenza e responsabilità, senza arretrare di fronte ai tentativi di fermarla».

Bruno rivolge quindi un preciso appello alla maggioranza regionale.

«Adesso basta rinvii e ambiguità. Si convochi immediatamente la seconda seduta del Consiglio regionale per cancellare definitivamente questa norma. Nessuno pensi di poterci prendere in giro o di utilizzare il tempo per sottrarsi agli impegni assunti. Abbiamo sospeso la nostra iniziativa referendaria esclusivamente per senso di responsabilità politica, dando la possibilità di risolvere la questione in Consiglio. Ma la nostra disponibilità non è una cambiale in bianco».

«Se la norma non sarà cancellata definitivamente – conclude Bruno – porteremo avanti il referendum. La democrazia non può essere aggirata e i diritti dei cittadini non possono essere sacrificati agli equilibri della politica. La parola, a quel punto, tornerà ai calabresi».