Standing ovation a Lamezia per “Minchia Signor Tenente” di Antonio Grosso
Al Teatro Grandinetti lo spettacolo ventennale coinvolge tra commedia, emozione e memoria delle stragi del ’92
Al Teatro Grandinetti, all’interno del Vacantiandu Fest 2026 sotto la direzione artistica di Nico Morelli ed Ercole Palmieri, è andato in scena “Minchia Signor Tenente”, scritto, diretto e interpretato da Antonio Grosso. La pièce, che celebra i suoi vent’anni di successi, si conferma non solo un “cult” ma anche un momento di forte coinvolgimento emotivo, capace di scuotere le coscienze attraverso il filtro della commedia.
Il palco si trasforma in una modesta stazione dei Carabinieri di un piccolo paese siciliano. Gli allestimenti scenici dinamici e il gioco di luci delineano un microcosmo di normalità all’interno della caserma, dove una scrivania carica di scartoffie, una vecchia macchina da scrivere e il Tricolore riportano agli uffici degli anni Novanta, mentre una panchina poco illuminata tratteggia momenti di tenerezza.
Il punto di forza dello spettacolo risiede nell’affiatamento del cast, che trasforma la caserma in una piccola famiglia allargata, dove i gradi militari cedono il passo ai legami personali. Sul palco, insieme a Antonio Grosso, si sono alternati Adriano Aiello, Gaspare Di Stefano, Francesco Nannarelli, Delia Oddo, Antonello Pascale, Giuseppe Renzo, Paolo Roberto Ricci, Mariano Viggiano, Martina Zuccarello e Natale Russo.
Il finale dello spettacolo segna il momento più intenso della serata. Dopo una prima parte dominata dalle risate e dalle stravaganze di un compaesano, l’arrivo del Tenente e la notizia di un latitante rifugiatosi nel paese cambiano drasticamente l’atmosfera. La commedia lascia il posto a un’intensa tensione emotiva, e il teatro diventa il luogo in cui gli attori rompono la “quarta parete” per raccontare storie reali, quelle dei giovani carabinieri colpiti dalle stragi del ’92.
In un gesto di grande sensibilità narrativa, Antonio Grosso regala ai protagonisti sul palco il riscatto degli ultimi desideri spezzati dalla violenza mafiosa: riabbracciare una figlia e sposare la donna amata. Il pubblico risponde con una lunga e commossa standing ovation, emozionato dalla forza del racconto e dal messaggio di speranza e dignità.
A completare la serata, il richiamo al legame profondo con Salvatore Borsellino e al movimento delle Agende Rosse, simboli di una missione comune volta a trasformare il dolore della perdita in una richiesta incessante di verità e giustizia. Lo spettacolo di Antonio Grosso si conferma così non solo un evento teatrale, ma anche un atto di memoria civile e impegno morale.
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